Fiorire tra le rocce

In un libro il racconto di una rinascita dalla malattia allo yoga, con parole che escono dal coro, semplicemente per il fatto di essere vere.

di Shraddha Giulia Calligaro

Questa volta vorrei scrivere un blog diverso: vorrei raccontare di un libro che mi è piaciuto molto. In questo tempo in cui lo yoga sta vivendo un momento di boom, in cui è quasi impossibile non riceverne notizia – io stessa ne do per proporre i miei corsi – , al punto che si rischia che il profondo diventi superficiale, che diventi spot ripetuto, che il sacro diventi formula e perda incandescenza, ho trovato infatti pagine piene di freschezza, di verità; pronte a fare a primavera.

È una parte del mio lavoro leggere libri, prima che siano usciti, per scriverne. Ne ricevo molti e spesso sono costretta a sfogliarli di fretta: l’intervista per il giornale a cui collaboro può cadere anche solo un giorno dopo le centinaia di pagine che mi vengono recapitate. Ma questa volta non sono riuscita a staccarmene fino all’ultima pagina, mi sono sentita dissetata nella ricerca di essenzialità: di parole a servizio di intenzioni più grandi che ci attraversano e ci chiedono di essere ospitate, senza venire stravolte, modificate. Parole come pelle, non come decoro.

Si tratta di Fiorire tra le rocce (Giunti editore, in uscita il 31 marzo), opera prima di Marianna Corona, figlia d’arte: sì, il padre è Mauro Corona. Ed è proprio una delle parti più delicate del libro il racconto che fa, di lato, del genitore famoso. Visto dall’intimo, dall’affetto, dalle tenerezze che non appaiono sugli schermi pubblici. Ma soprattutto Marianna ha una voce sua: urgente, affilata, piena di dettagli per nominare il mondo naturale delle Dolomiti friulane in cui è cresciuta e in cui vive, ma anche il proprio mondo interiore.

La storia è semplice, cruciale e vera. Marianna cresce forte, impara a scalare alcune delle vette del suo paesaggio natio, tra le più famose al mondo. Cresce anche con la voglia di indipendenza, con quella difficoltà a mostrare la propria vulnerabilità che si trova spesso nel patrimonio genetico di quella terra, che è poi anche la mia terra. Incontra lo yoga e ne fa una disciplina a cui sottomettere il suo corpo, già ben addestrato all’addestramento, piegandolo nelle posizioni più difficili. Ma è qui che è costretta a rivedere molte idee sulla forza e sulla fragilità: le viene diagnosticato un tumore all’intestino. La vita sana diventa all’improvviso una trafila di chirurgie, di chimica e terapie che sconvolgono tutto quello che era stato il suo stare al mondo fino a lì.

All’inizio lei resiste, scalcia, si arrabbia. Si arrabbia anche con lo yoga: l’ha tradita, dunque non era vero nulla di quel che prometteva. E piange pure, per la prima volta le capita anche di farsi vedere piangere senza più trattenersi. Di scoprirsi e di scoprire la propria fragilità. Un po’ alla volta di accoglierla, di rimetterla in cammino. Come un fiore di loto che deve creparsi per sbocciare, per venire a galla e aprirsi alla luce, anche Marianna si lascia rompere, spremere fino all’essenza. Srotola sulla carta un racconto che cuce ricordi lontani, tra loro apparentemente irrelati, ma che all’improvviso rivelano relazioni, segni profondi che sono diventati la sua vita per come non era più capace di vederla. La nuova consapevolezza si fa via via respiro, ascolto, guarigione.

Riprende lo yoga, ma è ora un modo diverso di stare sul tappetino, di percepire il proprio corpo tagliato e ridato alla vita. Diviene un’esplorazione sacra, un’immersione nella sorgente stessa dell’essere. È a questo punto che casualmente, se il caso esistesse, le viene chiesto anche di insegnare. Si prepara dunque a farlo, si emoziona, si lascia percorrere, diviene canale.

Chi la conosce, dal vivo o nei modi che sono consentiti ora, sa che Marianna è una yogini bravissima. E chi l’avesse osservata bene avrebbe notato che c’è sempre qualcosa di non confezionato nella sua perfezione. Qualcosa di “selvatico” come piacerebbe sentir dire a lei. Qualcosa che può essere illuminato solo a luce naturale, come un fiore che è stato costretto a trovare spazio tra le rocce, o una vita che ha dovuto rompersi per trovare forma.

Ecco, in questo tempo in cui si parla tanto di yoga, in cui si ripete la filastrocca di mantra e sutra come una panacea, Marianna, con parole senza sconti, è una meravigliosa prova della sua della sua Verità.

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