2020, tempo di bilanci

 Un anno di sfide inattese, ma anche i doni sono stati molti. 

di Laura Marinoni

È stato un anno indimenticabile, non si può negare. E adesso, tirare le fila, pescare nell’oceano delle emozioni, è forse più difficile del solito. Tsunami pandemia, terremoto economico, solitudine, incertezza, paura della morte sono state le sfide del 2020… ma cosa è rimasto dentro di me del mondo di prima, cosa è cambiato per sempre? Provo a essere imparziale, a guardarmi con distacco… e mi accorgo che la prima grande sfida è stata proprio il non-attaccamento.

Il non attaccamento è la padronanza di se stessi; è la libertà dal desiderio di ciò che si è visto o udito. (Patanjali)

In questi mesi, come tutti noi, ho dovuto affrontare la perdita di persone che amavo, del lavoro, della realizzazione di progetti importanti. Ho dovuto imparare ad accettare una realtà inimmaginabile e a trasformarla in qualcosa di vivibile, persino di desiderabile. Non pensavo di essere così forte: mi rendo conto di aver usato una capacità di resilienza che si era evidentemente accumulata nel tempo, come se, grazie alla pratica, avessi fatto scorta senza saperlo di “viveri spirituali”. Subito mi viene in mente la sorpresa di saper reagire, intuitivamente, di trovare soluzioni attraverso il tempo dedicato agli altri.

Eccolo, un altro successo del mio 2020: ho iniziato ad insegnare yoga e a occuparmi così di una piccola comunità di amici con cui crescere e tenere il filo della verità profonda, il dono di continuare a cercare e condividere. Paradossalmente, non mi sono mai sentita così unita e collegata alle persone. Ho iniziato ad affidarmi, all’inizio perché non c’era altro da fare. Poi, lasciandomi andare a questa fiducia che sembrava assurda e improbabile, ho sentito la leggerezza dell’abbandono. Togliendo resistenza, imparavo a galleggiare.

Nel 2020 ho incominciato ad amare la mia casa, quella in cui per motivi di lavoro sono sempre stata di passaggio. Da trampolino di lancio per le mie valigie è diventata finalmente un tetto sicuro. La cucina adesso è un luogo dove preparare il cibo con il tempo giusto, il salone uno spazio per praticare, meditare, leggere e scrivere, dipingere, pensare.

Sono infinitamente grata di poter condividere questo luogo con mio figlio, dopo tanto tempo passato in solitudine. Quanto mi è mancata, negli anni passati, questa quotidianità, lo scorrere delle ore accanto a qualcuno che ami, anche senza che accada niente di straordinario! Scoprire la straordinarietà nelle azioni più semplici, più umili, per me è un dono davvero inaspettato.

Sento che mi sto radicando, che sono in pace con me stessa. E voglio partire da qui, con la consapevolezza che ci saranno altre sfide ancora e tanto cammino da fare, ma che dopo un’aspra salita in montagna ci aspetta sempre un panorama mozzafiato, la felicità di aver raggiunto una meta e una  bella passeggiata in discesa, magari illuminata dal sole.

 

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