Come la malattia mi ha insegnato quanto sono amato

Una commovente testimonianza di un percorso di coraggio dentro la malattia, e la scoperta di come, nell’accoglienza di ogni sfida, il porto finale sia quello dell’Amore.

di Ramanand Fabrizio Meggiarin

Ciao sono Fabrizio Ramanand e scrivo queste righe per parlare della mia esperienza e di quello che fino ad oggi mi ha insegnato. Altri certamente hanno storie come questa, ugualmente per me condividerla è molto difficile: ma sento di farlo se può essere di aiuto a qualcuno, in questo momento di particolare fragilità generale.

Soffro di una malattia genetica ereditata fin dalla nascita da mia madre. Ci convivo quindi da tutta la vita. La mia esistenza e quella della mia famiglia è stata pesantemente condizionata da questa sinistra presenza e dall’alone di morte che si porta dietro. Quando non avevo ancora 2 anni ho rischiato di perdere mia madre per un aneurisma all’aorta, principale causa di morte collegata alla Sindrome di Marfan, questo è il nome dell’ospite che mi porto dentro. Fu salvata per miracolo, eppure, nonostante io non ricordi nulla, questa esperienza ha avuto importanti implicazioni sulla formazione del mio carattere.

Ricordo i sei mesi in cui fu trattenuta all’ospedale. Io ero così piccolo che non mi era permesso vederla. Mio padre si divideva tra il lavoro per mantenere la famiglia e le visite in ospedale, in un’altra città rispetto alla nostra residenza. Mio fratello, di 3 anni più grande di me, era a casa di una zia e io ero da un’altra zia. Tutto il mio mondo è stato sconvolto. Ho sviluppato una grande ferita di abbandono, che poi mi ha reso difficile tornare ad aprirmi all’amore materno e familiare. Anche perché mia madre, che evidentemente si sentiva in colpa, e principalmente verso di me, sviluppò come conseguenza un attaccamento quasi morboso nei miei confronti, che divenne quasi soffocante man mano che crescevo. O almeno questo è quello che ho percepito e vissuto io.

Attorno ai 12-13 anni, quando la medicina aveva compiuto importanti passi avanti sullo studio del DNA e della genetica, è stato possibile identificare il tipo di malattia che avesse mia madre, la Sindrome di Marfan appunto, e sottoporre me e mio fratello ai test per capire se anche noi ne fossimo affetti. Statisticamente è difficile che su 2 figli entrambi avessimo contratto la malattia: invece 100% di positività, entrambi abbiamo la mutazione genetica che ci rende affetti da questa rara patologia. Finora sono stato sottoposto a 3 interventi chirurgici all’aorta. La prima volta nel 1997, a soli 17 anni. Poi nel 2016 altri 2 interventi a seguito della dissezione all’aorta discendente avvenuta mentre lavoravo la mattina del 30 giugno 2015. Si tratta di una malattia degenerativa perciò quando a dicembre 2018 ho saputo che sarebbe stato necessario intervenire nuovamente chirurgicamente sulla mia aorta non sono stato particolarmente sconfortato o stupito dalla notizia.

Mi sono chiesto tante volte per quale motivo avessi dovuto affrontare queste difficoltà nella mia vita, per quali strane ragioni non potessi essere come tutti i miei amici o dovessi rinunciare a tante cose per i miei limiti fisici. Queste difficoltà e questi ostacoli mi hanno spinto a cercare delle risposte su percorsi inusuali o alternativi, rispetto alla religione cristiana cattolica a cui sono stato educato, ma anche a essere arrabbiato con Dio e con me stesso. Tanto da adottare comportamenti e abitudini dannose per la mia stessa salute. L’accettazione di ciò che sono e l’Amore verso me stesso sono l’area di lavoro più difficile e complessa per me.

Ma tutta questa premessa è solo per arrivare al 2019. Un anno per me trasformante. L’inizio dell’anno è stato meraviglioso. Ho trascorso capodanno nella comunità spirituale di Ananda ad Assisi, il centro a cui mi avevano intanto portato le mie ricerche interiori, circondato dai miei “Gurubhai”, cioè altri devoti del Maestro a cui si ispira la comunità: Paramhansa Yogananda. E poi addirittura ero arrivato all’amore che si coronava con un evento meraviglioso: il matrimonio spirituale con la donna che amo, Nandini Valeria Cerri, una grande anima, avvenuto il 17 gennaio 2019.

Il 23 gennaio di colpo lo scenario si rovescia con un nuovo ricovero in ospedale, arrivato in maniera un po’ “violenta”, nel senso che non era stato programmato. Sapevo che dovevo essere operato ancora, ma credevo di poterlo programmare. Invece, dopo l’ennesimo rinvio della visita con il cardiochirurgo che avevo scelto per l’intervento, dato che mia moglie era salita dall’Umbria in Veneto, la mia terra, proprio per accompagnarmi alla visita, non sentendomi bene ho deciso di andare direttamente in pronto soccorso all’Ospedale di Padova. In realtà volevo anche accelerare un po’ i tempi. Avevo fretta: a giugno era in programma l’altro matrimonio, questa volta in Chiesa con i parenti, nella meravigliosa Cappella della Madonna delle Rose nel convento delle Suore Francescane Missionarie di Maria, subito dietro la Basilica di Santa Maria degli Angeli, un luogo magico che invito a visitare.

Bene, dopo che al pronto soccorso ho spiegato i miei sintomi e mi hanno fatto un esame strumentale, semplicemente mi hanno detto che non potevo più tornare a casa. In realtà, testardo come sono, proprio perché ero arrivato al pronto soccorso senza alcun bagaglio, avevo firmato prima per la dimissione assumendomene tutti i rischi, e sono tornato a casa per avvisare mio padre e mio fratello, salutare la mia cagnolina e preparare un po’ di bagagli. Quello che è successo dopo è stato un fuori programma a cui ho dovuto un po’ alla volta imparare ad arrendermi: mai avrei infatti pensato di non poter più tornare a casa fino al 12 agosto, quasi 7 mesi dopo, passando per 3 ospedali diversi, diversi reparti, sale di rianimazione, batteri, complicazioni di ogni genere e natura. E in tutto questo percorso mia moglie, era lì, come un vero angelo custode, ma con la forza di un guerriero, pronta a scardinare qualsiasi barriera, convenzione, limitazione e costrizione. Un’ispirazione continua. E attraverso di lei, anche io ho potuto imparare tanto di me.

Ho imparato per esempio che sono molto più forte di ciò che avrei mai pensato. Che nonostante tutti gli errori e le sciocchezze commesse in passato, sono molto legato alla mia vita, in questa incarnazione, e non voglio mollare mai, almeno non senza lottare con tutto ciò che ho. Non ho mai avuto particolare pazienza, quando desidero qualcosa ho sempre fatto in modo di ottenerla nel minor tempo possibile. E non mi è mai piaciuto dipendere da qualcuno, mi dà proprio noia, mi urta dentro. Bloccato in un letto di ospedale, allettato per 5 mesi, ho imparato anche ad essere paziente, a dover chiedere aiuto anche per le necessità primarie e che mi potevo adattare anche a quello. Ho imparato ad affidarmi agli altri, ma soprattutto al Maestro e a Dio. Ho usato molto le affermazioni di guarigione di Yogananda. Affermavo: “Sono sano perché Dio è in me” oppure “Le cellule del mio corpo sono fatte di luce, le cellule del mio corpo sono fatte di Te.  Sono perfette, perché Tu sei perfetto. Sono sane, perché Tu sei salute. Sono Spirito, perché Tu lo sei. Sono immortali, perché tu sei vivo”.

Quando ero in uno stato di semi-incoscienza, nei giorni più bui per chi mi stava accanto, in bilico tra la vita e la morte, ho avuto un’esperienza straordinaria di morte apparente. Straordinaria perché ho provato una pace ed una calma mai percepite prima. Non ero più un corpo fisico, ma un tutt’uno con il Tutto. Ho percepito fortissima la presenza in quella Luce di Swami Kryananda, il fondatore di Ananda. Ero puro Amore. Mi sono sentito avvolto da una Luce calda e amorevole che è entrata in me dalla sommità del capo, mi ha illuminato tutto il corpo, avviluppato e liquefatto, guarendo ferite antiche e nuove. Ero senza forma. Il mio ultimo pensiero cosciente è stato: “Quanta Gioia. Voglio portare tutti con me” e poi mi sono sentito elevare al cielo, verso un luogo di Pace e Armonia. Ad un tratto, però, il mio sguardo si è girato indietro e ho visto me stesso, il mio corpo, disteso in un letto, inerme, e tutto è svanito. Da quel momento però la morte non mi ha più fatto alcuna paura. So che quando giungerà, in qualsiasi modo avverrà, mi porterà verso quell’oasi di Amore che ho solo assaggiato, ma ho percepito come reale.

Non nascondo di avere avuto momenti veramente difficili. Il fatto di sapere di avere delle risorse per stare meglio, come ad esempio gli Esercizi di ricarica o la meditazione, ma non avere l’energia necessaria per ricorrervi, è stato in taluni momenti sconfortante e controproducente. Mi faceva sentire ancora peggio, mi dicevo: “Ma come, puoi stare meglio, ma non vuoi farlo?”. E più venivo sollecitato a farlo e più precipitavo in un buco nero di frustrazione e depressione. Allora ho cercato delle forme per me più accessibili. Ad esempio Nandini era solita costruire per me dei piccoli altari portatili con le foto del nostro Guru, dei nostri Maestri, di Madonne e Santi che ci hanno accompagnato in tutto questo percorso. La mia pratica più facile è stata quella di fissare gli occhi del Maestro. In Lui mi sono perso, fino a ritrovare me stesso, il mio coraggio e la forza di volontà per affrontare questa battaglia. È sempre stato il mio amico più fidato, la mia guida e la mia Luce. Ho avuto veramente numerose attestazioni della Sua presenza al mio fianco e del Suo Amore per me.

E poi ho scoperto la potenza della Preghiera e quanto Amore ci sia intorno a me. Quando Nandini mi riferiva o mi leggeva tutte le testimonianze di vicinanza provenienti dai nostri fratelli Gurubhai in tutto il mondo, di come si riunissero per praticare insieme e per pregare per me e per la mia guarigione, rimanevo sconcertato. “Per me? Ma che avrò io di tanto speciale per attirare tutto questo?”. Poi lentamente, ho iniziato ad aprirmi a questo Amore e, nonostante i dolori e le difficoltà, a provare così tanta Gioia da sentirmi quasi sopraffatto. Io che faticavo ad amare me stesso, ho imparato a farlo attraverso l’Amore immenso che ho ricevuto.

Ed è questo l’insegnamento più grande che ho avuto. Aprendosi all’Amore, lasciando andare resistenze, dubbi e paure, affidandosi alla guida di un Maestro, arrendendosi alla sua volontà, si scoprono risorse inimmaginabili. Si scopre che il cuore si espande fino a contenere il tutto. E, nel mio caso, si scoprono nuove direzioni per la propria vita: l’Amore infinito che ho ricevuto, non può essere trattenuto solo per me: voglio trovare il mio modo per condividerlo con tutti.

Jay Guru.

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Buona lettura!

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1 commento

  1. L’ amore e la forza che traspaiono dalla tua testimonianza sono energia vitale che ricarica la mia anima. Grazie Fabrizio

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