Come Yogananda mi ha cambiato la vita

La testimonianza di un’ospite di Ananda.

Dovevo avere circa vent’anni. A quell’epoca ero già attratta dallo yoga e iniziavo a leggere libri di spiritualità. Per una come me educata dalle suore e reduce da dodici anni di scoutismo non era facile accettare nuovi modi di pensare la religione, anche se dentro di me iniziavo a intuire che doveva esistere una grande via universale per conoscere Dio aldilà delle religioni dogmatiche, la percepivo distintamente quando mi trovavo a contatto con la natura, col meraviglioso Creato. Intanto praticavo Hatha Yoga e assorbivo avidamente ogni stimolo da quelle lezioni del mio insegnante dell’epoca, mio primo maestro e amico.

Nel centro dove praticavamo lui teneva una miriade di libri e prima o dopo ogni lezione mi soffermavo a sfogliarne qualcuno. Un giorno mi ritrovai tra le mani Autobiografia di uno yogi e d’istinto gli chiesi di prestarmelo. Lui mi rispose dicendo: “Certi libri si devono possedere!” Pensai che avesse trovato proprio un bel modo molto educato e simpatico per non prestarmelo! In ogni caso ormai la molla della curiosità era scattata e andai subito a comprarlo. Allora leggevo molto sì, ma con estrema superficialità. Così lessi l’Autobiografia e compresi molto poco. Avevo certo gli strumenti per comprenderla a livello letterale (ero a un passo dalla laurea in Lettere e l’acume non mi mancava), tuttavia ero ancora troppo immatura per entrare davvero dentro il messaggio che il testo recava.

Posai il libro nella libreria, tra altri centinaia di testi e non lo presi più per anni. Intanto però quel messaggio lavorava dentro di me e l’anelito spirituale cresceva, sebbene ancora non direzionato verso un preciso sentiero. Dopo qualche tempo mi recai ad Ananda Assisi una mezza giornata come “turista” e quello che vidi mi piacque, mi piacque molto. Decisi di ritornare per una settimana introduttiva. La mia famiglia volle accompagnarmi spinta da curiosità. Così arrivammo lì io, fratello, mamma e papà. Loro si annoiarono per una settimana, io stetti male per tutto il tempo: le notti ero tormentata da incubi mai avuti, perfino sonnambulismo, il giorno vagavo senza riuscire a immergermi in quel mare che tanto avevo desiderato di raggiungere.

Tornai a casa piena di dubbi, dubbi che mi portai dietro per anni, senza per altro riuscire a capire perchè la mia permanenza ad Ananda fosse stata tanto rovinosa. C’era certo in quel luogo un forte magnetismo, positivo per tutti, come mai non per me? Mi accostai al buddismo di Thich Nath Han… insegnamenti deliziosi, ma non erano la mia strada, lì non c’era Dio. Intanto conservavo e ogni tanto tiravo fuori per qualche momento una vecchia fotografia di Yogananda che avevo scovato “per caso” in un mercatino dell’usato. La mia vita procedeva nel migliore dei modi: iniziavo a insegnare Lettere alle medie, mi dedicavo al volontariato, allo yoga, conoscevo mio marito, persona meravigliosa, anima purissima e ci sposavamo… non in chiesa per decisione di entrambi: non ci sentivamo di pronunciare un Credo al quale appartenevamo solo in parte.

Sentivo che gli insegnamenti del cristianesimo erano grandiosi, però ero anche attratta dalle discipline orientali. Senza ancora comprenderlo cercavo qualcosa o qualcuno che unisse questi due messaggi in uno universale, di pace, di amore, di fratellanza. Ma quando mi avvicinavo ad Ananda mi struggevo, perché una voce dentro di me mi faceva sentire in colpa: “Stai tradendo ciò per cui sei stata educata, la tua religione, la tua tradizione.” Ecco il perché di tanti incubi durante il mio soggiorno ad Assisi! Passarono altri anni, arrivarono i figli, iniziai davvero a maturare e la mia sensibilità nei confronti degli altri aumentò. Penso che dal momento in cui diventi madre hai non solo figli nati da te, bensì tutti gli esseri umani diventano figli: dentro fiorisce una compassione profonda. Ora sento dentro di me il sentire altrui, gioie e dolori degli altri mi toccano (a volte mi investono!) e diventa grande il desiderio di aiutarli, di alleviare le loro pene.

Di certo a ciò contribuisce il mio lavoro: un insegnante è anche educatore, psicologo, madre, amico e tante altre cose per i propri ragazzi! Ebbene, trascorsi i primi anni di vita dei miei bambini (ora hanno sette e quasi quattro anni), anni di grande impegno fisico e mentale, durante i quali ho iniziato anche la mia carriera come scrittrice di libri per ragazzi, Yogananda è rientrato nella mia vita sbaragliando ogni difesa. Un giorno ho ripreso in mano i suoi libri, quelli di Swami Kriyananda, i cd e li ho sentiti risuonare come miei. Ora ho finalmente compreso che ognuno di noi ha un sentiero spirituale diverso che lo conduce a Dio, al di là delle etichette, se un messaggio porta bene, ti migliora e tu senti nel profondo del cuore che è quello giusto, va bene.

Le parole del Maestro risuonano ogni momento dentro di me, trasformandomi. Adoro i momenti della giornata in cui posso studiare, praticare yoga e meditare. Anche quando sono molto impegnata mi soffermo almeno qualche minuto sul respiro e prego, lo faccio istintivamente, mi fa stare bene. Ho tantissima strada davanti, la cosa meravigliosa è sapere che se avrò la forza e determinazione di continuare, e l’avrò, lui mi accompagnerà fino alla fine in una sincera amicizia divina. Non importa se accanto a me nessuno condivide una parola di ciò di cui stiamo parlando (forse molti hanno solo paura di uscire dalle righe e si rendono volontariamente ciechi e sordi), sento il supporto delle migliaia di anime sparse nel mondo che, come me, sorridono a Yogananda.

Laura Sciacca

 

 

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