Da insegnante ad allieva.

C’è un segno che ti dice se stai camminando nella strada della crescita interiore: più impari, più vuoi imparare. Capita allora che da insegnante ridiventi allieva, ma questa volta della grande scuola della vita, come testimonia questa esperienza. 

di Parvati Helen Broom

Il primo mattino da insegnante di inglese di ruolo, mi sono ritrovata seduta alla scrivania dove il mio professore era solito sedersi quotidianamente per tutti i cinque anni in cui sono stata sua allieva: ero infatti nella stessa aula in cui avevo trascorso ogni singolo giorno, come studente delle scuole superiori! Queste sono le “coincidenze” della vita!

Mi sono ricordata di come proprio quella classe, la numero 9, all’ultimo piano del fabbricato all’inglese, avesse assistito a un grande numero dei nostri drammi adolescenziali: lacrime, discussioni, amicizie, amori, assurdità, ilarità. L’elenco è infinito … e credo valido per tutti! Da studente avevo vissuto intensamente questi avvicendamenti, come una realtà normale. Ma come insegnante mi pareva incredibile che tutti riuscissero ad arrivare alla fine del giorno (ragionevolmente) incolumi, con un cocktail così potente di emozioni!

Per quanto mi riguarda, posso dire che, sia da studente che da insegnante, ho vissuto molti momenti “forti”. Come per quasi tutto nella vita, le nostre esperienze sono infatti fortemente influenzate dalle interazioni con coloro che ci circondano. Così, per stare di fronte ad un’aula di 30 adolescenti estremamente energici, non sempre entusiasti e sicuramente carichi di emotività, avrei avuto bisogno di essere preparata!

Perciò, come aiuto per gestire tutto ciò, un consiglio che hanno dato a me e ai miei colleghi tirocinanti è stato quello di sviluppare un “personaggio professionale” ben definito da “indossare” durante la giornata scolastica. La premessa era che ciò ci avrebbe aiutato a mantenere una distanza di sicurezza, a non prendere le cose in modo personale e a essere in grado di “appendere i nostri problemi come abiti” alla fine della giornata. In effetti, era una maschera che indossavamo e toglievamo ogni giorno.

Vedo ora che l’essenza di questo consiglio non era troppo distante dal principio yogico del distacco, ma sento anche, tuttavia, che mancava l’ingrediente fondamentale e necessario per essere un insegnante vibrante, coinvolgente e autentico: avere il permesso, la capacità e il coraggio di essere se stessi.

Comunque ho seguito il consiglio che mi era stato dato per cinque anni, finché non ho sentito che era tempo di passare a un altro capitolo della mia vita. Sono stata una buona insegnante, credo, nel senso che ero abbastanza esperta nella mia materia, e ritengo di essere stata in grado di coinvolgere con profitto i miei studenti.

Sono riuscita a far passare le informazioni di cui avevano bisogno per superare gli esami e per procedere al meglio accademicamente. A livello personale, tuttavia, non ero contenta e penso che molto probabilmente ciò un po’ alla volta fosse entrato nel mio personaggio di insegnante, perché, per quanto possiamo provare, non possiamo separarci da ciò che siamo dentro. Non è naturale.

Anche se ho adorato lavorare con i giovani e con i loro genitori, durante quel periodo sentivo una profonda tensione di fondo. Qualcosa non mi sembrava giusto, percepivo che non stavo vivendo pienamente la mia vera natura. Mi sentivo ipocrita: eccomi lì, a incoraggiare i miei studenti a vivere il loro pieno e massimo potenziale, eppure non lo stavo facendo io nella mia vita. I bambini e i giovani adulti sono spesso molto percettivi e penso che alcuni di loro abbiano capito. Era tempo di lasciar andare la maschera!

Così ho preso una grande decisione: ho deciso di abbandonare la professione. Incredibilmente, i miei studenti si sono dimostrati entusiasti per me e mi hanno supportato in tutto. Il livello di connessione che avevamo raggiunto, ne sono certa, era dovuto al fatto che condividevo con loro le mie vere sensazioni, non più sostenendo un ruolo, ma in modo sincero, dal profondo del cuore. Hanno risposto con spontaneità, mostrando gentilezza, maturità e saggezza, ben oltre i loro anni.

Essendo nel percorso yogico ormai da alcuni anni, ora capisco quanto avrei potuto fare per loro, se avessi avuto gli strumenti di autocoscienza e di consapevolezza a cui ho accesso ora. Sento che sarei potuta essere un buon esempio su cosa significhi vivere con successo, piuttosto che semplicemente fare una vita di successo. Ma, sebbene quel periodo della mia vita possa considerarsi chiuso, ho ancora l’opportunità di farlo ogni giorno, dato che siamo tutti studenti e insegnanti nella grande scuola della vita!

 

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English readers

From teacher to student, in the school of Life

On my very first morning as a fully-qualified English teacher I found myself sitting at the desk where my own school tutor used to sit every day for the five years I was a member of his class: I was in the very same classroom in which I had spent time every single day as a high-school student! Such are the ‘coincidences’ of life!

I remembered how that particular classroom, N9, on the top floor of the English block, had played witness to a vast number of our classic adolescent dramas: tears, arguments, friendships, romances, absurdities, hilarities – the list is endless… and universal! As a student I had intensely lived these episodes as my reality each day, but as a teacher my overriding thought was often how incredible it was that everyone managed to make it through the day (reasonably) unscathed with such a potent cocktail of highly charged emotions in the mix!

Both as a student and as a teacher I experienced my fair share of ‘colourful’ moments. As with most everything in life, our experiences are often heavily influenced by our interactions with those around us. Standing in front of a classroom of 30 highly-energetic, not always enthusiastic and most-certainly emotionally-charged teenagers was something I had definitely needed to be prepared for!

And so, to help me manage just that throughout my teaching career, one piece of advice my fellow trainee teachers and I were given was to develop a very strongly defined ‘professional persona’ that we could ‘wear’ throughout the school day. The premise was that it would help us to maintain a distance of formality, not to take things personally and to be able effectively to ‘hang up our troubles’ at the end of the day. Effectively, it was a mask that we would put on and take off each day.

I can see now that the essential nature of this advice was not too distant from the yogic principle of detachment, but I also feel, however, that it lacks the most fundamental ingredient necessary to being a vibrant, engaging and authentic teacher: having the permission, capacity and courage to be one’s self.

I followed the advice I had been given for five years until I felt it was time to move into another chapter of my life. I was a good teacher, I feel, in the sense that I was an expert in my subject and I was able to engage my students effectively. I could convey the information they needed to help them pass their exams and do well academically. On a personal level, however, I just wasn’t happy, and I think that most likely spilled over into my teaching life, because as much as we may try, we cannot separate ourselves off into little pieces. It just isn’t in our nature.

Although I absolutely adored my role working with young people and their parents, I also felt a deep underlying tension throughout that period. Something just didn’t feel quite right and I knew I wasn’t living the fullness of who I could be. I felt hypocritical: there I was, encouraging my students to live their full and highest potential and yet I wasn’t doing that in my own life. Children and young adults are often very perceptive and I think some of them picked up on that. It was time to drop the mask!

I took a big decision and decided to leave the profession. Incredibly, my students were thrilled for me and overwhelmingly supportive. The level of connection we had was, I’m sure, because I shared with them my intentions – not ‘in role’ but genuinely, from my heart. They responded in kind, showing kindness, maturity and wisdom beyond their years.

Having lived the yogic path for some years now, I can truly appreciate how much more of a difference I might have been able to make to my students had I had the tools of self-awareness and higher consciousness that I now have access to. I feel I could have been a good example of what it means to make a successful life, rather than simply making a successful living. But although that period of my life may be closed I still have the opportunity to do so each and every day, as we are all students and teachers in the great school of Life!

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2 commenti

  1. I am happy to read your beautiful realization ✨
    Life smiles at you if you look at it smiling spontaneously like a child ✨‍♀️

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