Dire “Grazie” è la migliore cura

A un anno esatto dall’inizio della pandemia si sentono voci di stanchezza, lamento, paura per le proprie perdite e cambiamenti rispetto al passato: hai provato invece a dire grazie per tutto quello che hai sempre con te e per quello che ha avuto l’opportunità di crescere?

di Amrita Elena Cantarutti

Swami Kriyananda nel libro Affermazioni per l’autoguarigione ( https://www.anandaedizioni.it/shop/libri/libri-di-swami-kriyananda/affermazioni-per-l-autoguarigione-nuova-edizione/) alla voce Gratitudine scrive: “La gratitudine è un modo per dare energia in cambio dell’energia ricevuta. Soltanto un ladro prende senza pagare. Colui che accetta una gentilezza senza ricambiarla con la gratitudine, come se fosse un  suo diritto riceverla, svilisce sia il donatore che se stesso. Svilisce il donatore, perché con l’ingratitudine lascia intendere che quella gentilezza era animata da motivi egoistici. Svilisce se stesso, perché non dando nulla in cambio, rompe il ciclo della creatività, senza il quale il flusso della prosperità, sia materiale che spirituale, è bloccato”.

Ci sono molti modi per essere grati, uno di questi implica anche il confronto con l’altro. Se ci guardiamo intorno e ci accorgiamo che pochi intorno a noi hanno qualcosa che noi abbiamo (denaro, tempo libero, salute) quanto più ci sentiamo grati? E saremmo capaci di sentirci grati per la nostra fortuna?

L’egoismo ci impedisce di prendere in considerazione la realtà degli altri, anche soltanto di vederla. Spesso guardiamo solo alla nostra piccola realtà, con tutte le sue limitazioni, i suoi fastidi, i suoi ostacoli e complicazioni e siamo pronti a lamentarci e protestare e chiedere e pretendere: “Hai lavato i piatti alle dieci di sera e mi hai svegliato, domani devo alzarmi presto!” ma forse l’altro è uscito alle cinque del mattino per andare al lavoro e dopo una dura giornata quello era l’unico momento per farlo; forse non voleva farlo alle sei del mattino per non disturbare te, ecc.

Se provassimo a fermarci un attimo e guardare i nostri vicini, amici, parenti, colleghi di lavoro, e potessimo vedere che la loro vita in quel momento è un po’ più difficile della nostra, che stanno affrontando molte sfide, che siamo semplicemente un po’ più fortunati di loro, allora quello sarebbe il momento di fare un passo indietro, di sospendere le lamentele… e di essere grati. Potremmo fare un passo in più ed essere anche di sostegno!

Possiamo anche vedere noi stessi nella situazione di difficoltà e non riuscire ad essere grati vedendo che gli altri sono più fortunati di noi, ma è un nostro diritto di cercare sempre di migliore la nostra condizione ed è un nostro dovere iniziare a farlo partendo da noi stessi. Cambiare noi stessi è il modo più sicuro di cambiare anche la realtà intorno a noi. Essere grati di avere la facoltà di fare questo cambiamento, di vederci dentro e cercare la trasformazione, è già un grande passo.

Anni fa in comunità abbiamo fatto un esercizio che dovrebbe diventare un proposito quotidiano. Durante i pasti insieme dovevamo cercare di essere consapevoli delle necessità degli altri e di anticiparle. Se vedevo il mio vicino che cercava lo zucchero, lo prendevo e glielo porgevo. Puoi immaginare come ti sentiresti se ti stessi guardando in giro in cerca di qualcosa e improvvisamente qualcuno che ti stava prendendo in considerazione te la porge? Non diresti “Grazie!” con conforto? In pochi credo, la prenderebbero con un grugnito dicendo “Pensa ai fatti tuoi!”.

Fa stare bene includere nella nostra vita la realtà degli altri, ci si sente grati anche nel donare e non solo nel ricevere. Prova a fare questo esercizio, a ringraziare per quello che ricevi ma anche per la capacità che acquisisci di dare.

 

 

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