Estate, tempo di viaggi

Nel tempo delle vacanze abbiamo l’opportunità di dedicarci con più consapevolezza al viaggio interiore, oltre che a quello esteriore. Allora, riconnettiti con il tuo navigatore dell’anima, senti quale meta ti attende e inizia l’avventura.

di Sahaja Mascia Ellero

L’estate, per molti, è tempo di viaggi. E il viaggio, da sempre, è un’esperienza che espande la coscienza. Il fatto stesso di entrare in contatto con luoghi, usanze e cibi che non ci sono familiari riplasma il nostro cervello, crea nuove catene neuronali, ci fa immagazzinare nuove esperienze e punti di riferimento, stimola riflessioni e prese di consapevolezza. L’estate – per lo meno per chi è in vacanza – è anche un ottimo momento per dedicarsi con più consapevolezza al viaggio interiore.

Ecco quindi alcune piccole riflessioni per i “viaggiatori dello spirito”.

  • Innanzitutto: è sempre necessario avere una meta precisa o possiamo permetterci di gironzolare qua e là come esploratori a caccia di nuove esperienze? Yogananda ci dà un consiglio preciso:

«Non vagare senza meta, smarrito nella giungla della vita, mentre le spine di desideri sempre nuovi dissanguano la tua felicità. Devi trovare lo scopo della vita e la via più breve per raggiungerlo. Non percorrere strade sconosciute, raccogliendo nuovi guai».

Che cosa vuol dire, però, avere una meta precisa? Specialmente in questo periodo storico di grandi incertezze e trasformazioni, molti si sentono confusi, smarriti, a volte addirittura privi di identità; tante vecchie certezze stanno crollando per fare spazio al nuovo, ma questo “nuovo” non è sempre ben definito. Sento spesso dire, in questo momento: “Mi trovo davanti a un salto nel buio”.

È importante comprendere che la meta interiore non deve necessariamente essere un qualcosa di completo, definito e granitico come quelle esteriori, tipo “Oggi vado a Roma”, sapendo già come sarà Roma anche solo per averla vista in cartolina! Le mete interiori possono essere tenui e impalpabili, anche qualcosa di piccolissimo come “Voglio sentirmi più sereno”. Di solito, tutti noi sappiamo, anche nella confusione più profonda, come vorremmo sentirci.

Anche quando la nostra incertezza diventa paralizzante (eh sì, può succedere!), di solito riusciamo almeno a percepire come non vorremmo sentirci. Possiamo partire da lì. È come dire: «Oggi non so bene dove voglio andare, ma so per certo che non voglio passare il pomeriggio al centro commerciale!». Cominciando da un elenco di quello che non vogliamo (“Non voglio più stare male, non voglio più sentirmi così triste, non voglio più essere così confuso, ecc.”), possiamo esercitarci a trovare i loro opposti: “Voglio stare bene, voglio essere felice, voglio avere chiarezza, ecc.” Possiamo poi scegliere, tra queste, la meta interiore che ci ispira di più o quella che ci sembra più facilmente raggiungibile, e metterci subito in viaggio, ad esempio cominciando semplicemente ad affermare che la vogliamo!

  • A questo punto, all’inizio di un viaggio, sorge di solito un’altra domanda: è meglio che seguiamo il navigatore o che proviamo a raggiungere la nostra meta da soli, pur facendo degli errori? Nei “viaggi interiori”, la bella notizia è che il nostro navigatore è sempre acceso e può intervenire in qualsiasi momento per correggere la rotta. Inoltre, così come nel “navigatore terreno” possiamo scegliere diverse voci, anche il nostro “navigatore spirituale” può avere la voce del nostro Sé, della nostra intuizione, del nostro Guru, di Dio, di un amico saggio che ci guida, e così via. Abbiamo ampia libertà di scelta… l’importante è che siamo disposti ad ascoltare! È senz’altro una buona esperienza di crescita quella di attivare tutte le nostre risorse interiori per raggiungere la meta, poiché ciò rafforza la nostra intuizione, il nostro discernimento, la nostra volontà, il nostro spirito di intraprendenza e avventura. L’importante, come Yogananda ci ha ricordato, è che la meta sia chiara. E che, nel momento in cui dovessimo perderci, prima di andare troppo fuori strada ci ricordiamo di fermarci e di ascoltare il navigatore interiore per correggere la traiettoria.
  • “Possiamo davvero fidarci del navigatore?”. Ecco un’altra domanda comune, e con buoni motivi: penso capitato a tutti, seguendo il navigatore, di finire in strette viuzze o strade sterrate, nelle quali non resta altro che stringere forte il volante, affinare lo sguardo e sperare che non sia andato storto qualcosa con il satellite o che non si interrompa la ricezione! Beh, lo stesso avviene quando seguiamo il “navigatore spirituale”, perché la via più breve verso la meta non è sempre quella più larga e agevole, anzi, spesso è proprio quella con più ostacoli… e di conseguenza con più crescita! A differenza del comune navigatore, però, quello spirituale non sbaglia mai, non si disconnette mai e agisce sempre per il nostro massimo bene. Quindi sì, possiamo sempre fidarci. A patto, però, che impariamo ad ascoltare attentamente, perché a volte le indicazioni sono lievi sussurri che solo la nostra anima può percepire…
  • Un’ulteriore riflessione: non so se è così anche per voi, ma a me colpisce sempre la gentilezza del navigatore. Anche quando non seguiamo la strada che ci indica, anche quando volutamente gli forziamo la mano perché vogliamo fare una deviazione, lui (o lei) non si irrita mai, non ci giudica, non ci sgrida. Semplicemente, si mette all’opera in un istante e ci dice: “Ricalcolo!”. Così è Dio, così è il nostro guru, così sono le anime illuminate che ci amano e ci guidano: eternamente pazienti e comprensive, mai offese se non seguiamo i loro consigli e subito pronte a guidarci nuovamente non appena lo desideriamo. Come quando il giovane Yogananda ritornò dal suo guru, Sri Yukteswar, dopo essersi allontanato in un moto di ribellione e lo trovò pronto ad accoglierlo come se niente fosse, senza rimproveri o prediche, anche se era un maestro molto severo! Che cosa significa questo, concretamente? Non solo che Dio non ci giudica per i nostri errori, ma che neppure noi dovremmo perdere tempo a farlo. Se abbiamo girato a destra invece che a sinistra, a che serve fermare la macchina e metterci a piangere per ore o giorni lamentandoci del nostro errore? È molto più sensato e funzionale seguire subito il navigatore e ritrovare in fretta la “retta via”!
  • E una volta arrivati alla meta? Beh, una cosa che faccio sempre, nel caso dei viaggi “terreni”, è ringraziare il navigatore. E poi… celebrare! Qualunque sia il traguardo interiore che abbiamo raggiunto, piccolo o grande che sia, il fatto stesso che ci siamo messi in viaggio e che abbiamo avuto il coraggio e l’energia per lasciare il conosciuto e affrontare l’ignoto, non è cosa da poco. Soffermiamoci per un istante a contemplare con gratitudine il risultato raggiunto e usiamo questi attimi preziosi per rafforzare la consapevolezza delle enormi risorse, umane e divine, a nostra disposizione per raggiungere mete sempre più grandi, fino alla libertà in Dio. Yogananda ci ricorda:

«Il mondo intero si fa da parte per colui che sa in che direzione sta andando ed è determinato ad arrivare alla meta».

Cari amici, buona estate! Vi auguro meravigliosi viaggi (interiori ed esteriori), splendide avventure dell’anima, orizzonti aperti e traguardi gloriosi. La vita, diceva Yogananda, ha lo scopo di «educarci e divertirci». Possa la vostra estate essere colma di entrambi!

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