Gli ostacoli sulla strada della felicità

L’anima è naturalmente indirizzata verso la felicità, se non è così, qualcosa sta lavorando contro: prenderne consapevolezza è il primo gesto necessario al viaggio. Ecco un esercizio per conoscere le tue resistenze.

La via del Dharma n. 3 (fine)
di Shraddha Giulia Calligaro

Il compimento è realizzato allineando il modo in cui agisci, pensi e parli con l’intelligenza infinita. Dall’altra parte, soffrire è il risultato del vivere non in armonia con questa intelligenza universale – Bhagavad Gita

Nella tribù nativa americana dei Cherokee un anziano parla a un ragazzo, con l’idea di tramandare la sua saggezza, e gli dice: “Dentro ognuno di noi ci sono due lupi che si fanno battaglia. Uno è pieno di invidia, rabbia, gelosia, tristezza, rancore, attaccamenti, avidità. L’altro è pieno di amore, generosità, gioia, luce, pace, perdono, compassione, comprensione”. Il ragazzo sgrana gli occhi avvinto dal racconto e chiede: “E chi vince?”. “Dipende da chi nutri”, gli risponde il saggio.

Questo vale per ognuno di noi, ad ogni bivio della nostra vita. La nostra natura più vera, come dice Yogananda, è già SAT CHIT ANANDA: verità, consapevolezza, beatitudine. Se non è così, vuol dire che qualcosa sta andando storto.

La vita, in una prospettiva spirituale, è il viaggio dell’anima individuale verso una sempre più perfetta libertà. Quindi tutte le circostanze che incontriamo sono opportunità per affinare questa libertà. La nostra storia reale sarà poi data dalle circostanze e dalle nostre reazioni. Più queste reazioni sono allineate con la nostra missione, il nostro Dharma, più il nostro viaggio sarà diretto. Spesso però le reazioni non nascono a livello conscio, ma da automatismi presenti in noi per karma, condizionamenti sociali, esperienze passate. E se queste resistenze sono contrarie al nostro Dharma, il viaggio della nostra anima sarà davvero difficile e pieno di ostacoli.

Ti propongo questo esercizio per prendere contatto con quello che fino ad ora ti ha tenuto lontano dalla versione migliore di te. Immagina che la tua vita finisca in questo momento. Quello che hai fatto hai fatto, quello che non hai trovato tempo, forza, coraggio di realizzare non può più essere fatto. Alla tua cerimonia funebre un amico si alza e fa il tuo elogio. Ma non tralascia di dire i sogni che avevi e di dire quali difficoltà o pensieri non te li hanno fatti intraprendere. E racconta anche dei successi che hai avuto e di quanta fatica ti sono costati, quali erano le tue risorse che ora non si potranno più esprimere. Prenditi 15 minuti e scrivi senza mai staccare la penna dal foglio.

Ora rivedi le tue parole e prova a rispondere a queste domande e a fare queste riflessioni.

  • rileggi quello che hai scritto e sottolinea, ascoltando il tuo cuore, i progetti e i sogni mancati e le ragioni per cui non si sono realizzati. (Ad esempio: volevo dipingere ma ho sempre dovuto fare un lavoro sicuro per ragioni di sopravvivenza. Oppure: non ho mai avuto una vera storia d’amore perché avevo paura di essere ferito).
  • cerca di vedere quali scritture ci siano sotto queste resistenze (paure, emozioni, ferite) e quando è stata la prima volta che le hai incontrate (Ad esempio: i miei genitori mi dicevano che non era possibile fare un lavoro senza sacrificio. Oppure: da bambino non mi sono mai sentito amato…)
  • Chi c’era in quella prima esperienza? Cosa provavi? Come hai reagito?
  • Quali vantaggi hai dal portare avanti questa resistenza? (Ad esempio: se non faccio un lavoro insicuro non corro il rischio di espormi. Oppure: se non entro in una storia d’amore non corro il rischio di essere ferito).
  • Cosa perdi restando in questo vecchio schema?

Prova a trovare la tua resistenza più grande. Scrivine poi l’espressione in 3 frasi: Cosa eviti, cosa fai, cosa ti perdi (Ad esempio: per evitare di soffrire, non entro in una storia d’amore e come risultato ho molta solitudine). Questa espressione è il tuo VI-KALPA, letteralmente ciò che ti tiene lontano dall’urgenza della tua anima.

Avere consapevolezza delle proprie resistenze è la prima forma di guarigione. Poi inizia il lavoro di accoglienza, perdono (per noi e per chi ci ha fatto fare questa esperienza) e infine di superamento.

Quando hai consapevolezza hai due scelte: ogni volta che ti ritroverai al bivio della tua paura puoi decidere di cambiare e soffrire la disciplina di una trasformazione verso qualcosa che non conosci, oppure soffrire per quello ti perderai restando sempre lo stesso. Se scegli di cambiare, puoi lavorare con un SAN-KALPA (vedi articolo precedente https://www.joytimes.it/acqua/prendi-un-impegno-per-la-tua-felicita-il-sankalpa/), con la volontà e aumentando l’energia verso l’espressione del tuo Dharma (per saperne di più leggi anche il primo articolo di questa serie: https://www.joytimes.it/fuoco/il-tuo-vero-bene-e-anche-il-bene-del-mondo/).

Tu quale lupo scegli di nutrire?

 

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