I poteri speciali del meccanico Franco

La storia allegorica di un strano artigiano, che aiuta a capire che è dentro di noi che dobbiamo aggiustare quello che vogliamo cambiare fuori di noi

di Amrita Elena Cantarutti

Prima stradina a destra, dopo il campo di granoturco e prima della grande quercia. Forse ci si aspetta di trovare un castello. Non proprio, ma è comunque un posto magico. C’è una semplice officina e il meccanico che la gestisce lo chiamano tutti il signor Franco. Il signor Franco non è un meccanico come tutti gli altri, infatti sembra che oltre ad aggiustare motori, candele, spinterogeni, marmitte, aggiusti anche qualcosa di segreto dentro i proprietari delle auto. Le persone gli portano la loro auto, gli spiegano il problema, il signor Franco le aggiusta, e quando il proprietario se ne va con l’auto nuova, non si sa bene, è come se qualcosa dentro di lui fosse cambiato o funzioni meglio. Per questo tutti pensano che il meccanico Franco non sia solo un meccanico. E quando dicono “il signor Franco” ci mettono qualcosa di austero nel tono, qualcosa di rispettoso nel suono, un ché di dignitoso nel portamento, come se parlassero di un re saggio.

Un giorno il signor Franco sentì avvicinarsi un gran sferragliare, un mesto cigolare, e vide arrivare un’auto rossa in condizioni così disperate che mai gli era capitato di vedere. L’auto si fermò davanti a lui con un portentoso sobbalzo, sbuffò un denso fumo nero dal cofano, esalò un sinistro lamento, e si accasciò moribonda ai suoi piedi. Alla fine le ruote si staccarono, le portiere si spalancarono e il cofano si aprì con uno scatto, avvolgendo il signor Franco in una nera nebbia. Il signor Franco tossicchiò, poi incrociò le braccia con aria meditabonda. Una cosa che aveva notato immediatamente era che quell’auto così mal ridotta era un’auto nuovissima e sportiva. Il signor Franco non si capacitava di vedere un tale bolide così malconcio. Le girò intorno per giorni e giorni, senza capire come fare per aggiustarla. Finché finalmente capì. Quando il proprietario torno a prenderla la trovò fiammante e come nuova, pronta a sfrecciare via!

“Ma dov’è che la porti di solito?” chiese il Signor Franco al proprietario.

“Signor Franco, qui la porto, tra questi bei campi verdi, come fanno tutti!” s’inorgoglì il proprietario.

“Amico mio, perché guardi quello che fanno gli altri? Questa macchina non è fatta per i campi verdi, per quanto belli, ha bisogno di correre veloce, schizzare come un lampo, sfrecciare come un dardo! Portala su un rettilineo bello lungo… e vedrai!”

Il proprietario, fidandosi ciecamente dei consigli del signor Franco, partì subito in cerca di un rettilineo. Viaggiò a lungo, fino a quando, ecco, una strada larga e dritta che si perdeva all’orizzonte. Allora si sentì improvvisamente emozionato, come non era mai stato, pieno di fuoco nelle vene, qualcosa di nuovo gli riempì il cuore. Schiacciò l’acceleratore, il bolide sembrò ruggire, non vedeva l’ora di partire. E partì! L’auto schizzò come un lampo sulla strada, così veloce che il proprietario pensò di essere in un jet! Mai avrebbe pensato che la sua auto potesse essere così veloce. E d’un tratto… l’auto si sollevò da terra! Decollò come un aereo, prese il volo. La strada sotto di lui divenne piccola e lontana, vide i bei campi rimpicciolirsi come cartine di cioccolatini, e le stradine serpeggianti dove aveva corso fino ad allora con la sua auto erano diventate sottili come fili attorcigliati.

E l’auto volò leggera, sopra le nubi, oltre le stelle, in mondi meravigliosi. Il Signor Franco, dalla sua sperduta officina in mezzo ai capi di granoturco, la vide allontanarsi verso il cielo riflettendo il sole, e sollevando una mano sporca di olio, sorrise e la salutò.

“E sì,” pensò felice “quando si segue la propria strada si scoprono talenti inimmaginati!”.

 

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