Il “come” viene prima del “cosa”

Quest’anno intenso sta volgendo al termine, è tempo di propositi. Ecco qui una riflessione personale sui semi da mettere per il futuro. Quali sono i tuoi?

di Pandava

Ieri sono incappato in un video nella rete, un video molto, molto mentale. E così i neuroni hanno cominciato a roteare attorno alle parole del Maestro secondo cui dovremmo focalizzare tutta la nostra attenzione nel ricordare (e creare) buoni ricordi. Questo succinto insegnamento è divenuto il perno della giornata. L’ho vissuto, l’ho spolpato. Analizzandolo con la mente, interpellando il cuore, per poi chiedere al Maestro. Ho scovato dentro me stesso qual era il messaggio intrinseco. A livello personale, il sunto di tutto potrebbe essere riassunto dalla frase: “non sono ciò che faccio, ma il come lo faccio.” In una parola, atteggiamento. Rivoltare ogni situazione cercando di trovarne il lato positivo e la lezione dietro ad esso. Assorbire quest’ottica positiva come ricordo è fondamentale. Il Maestro stesso chiarisce come solo creando una moltitudine di pensieri positivi potremo ricordare il bene più grande di tutti, Dio stesso.

Per molto tempo ho passato la vita rimuginando, rivendicando, insistendo su ciò che non andava e sul come poteva essere fatto meglio. Il ripetersi di questo modello ha infine portato alla completa immersione e sottomissione ad una realtà cruda e stridente con i miei valori; arrivando talmente in profondità questa ricerca da confondere verità e illusione. Infatti, se è vero che la vita esteriore è guidata da maya (l’illusione della dualità), cosa mai può essere un mezzo creato in maya che cerca di riprodurre o modificarla, se non un riflesso di maya stesso? In pratica, un labirintico gioco di specchi in cui si perde contatto con il nucleo della questione e infine con la realtà stessa. La repulsione verso maya, in un simile stato di coscienza non va confuso con il non-attaccamento. Al contrario mi stavo illudendo di essere libero in una realtà virtuale forgiata dalla mente, aggiungendo un nuovo strato di maya, un bozzolo personale, con il quale giustificare la mia separazione dagli altri.

La via del ritorno all’unità ce la indicano i Maestri, lungi dal rifiutare la realtà, loro l’accolgono per ciò che è, un gioco divino (o lila). Attraverso questo atteggiamento mi sto rendendo conto di poter fare, con un po’ di volontà, molte cose che prima l’ego rifiutava a priori. Vivendo in questa continua ricerca della perla mi sento sempre più riplasmato dalla sua iridescenza. Come scintillii di luci policrome essi scacciano le tenebre e tingono la mia vita interiore con nuovi punti di vista; possibilità che tralasciano gli ostacoli. Immediatamente scorgo i limiti delle mie capacità e capisco fin dove posso spingermi. E lo sforzo non è più una fustigazione continua priva di scopo, ma diventa quel minimo necessario per andare un poco oltre, senza strafare. Il mio proposito per il nuovo anno è quindi quello di smetterla di stringere i denti ed andare avanti solo perché questa o quest’altra cosa vanno fatte.

L’obiettivo è cambiare atteggiamento. Trovare l’equilibrio tra ciò che devo e voglio, rendendo sempre più ogni azione e contrattempo piacevole, assaporando ogni pratica, fin dove mi consente la mia coscienza attuale. Gustarmi le sensazioni dell’energia circumnavigare la mia Sushumna (la spina dorsale energetica dove albergano i chakra). Espandermi in ogni respiro, dialogo o servizio. Dare il giusto tempo ad ogni attività, trovare la naturalezza nel fare. Soffermandomi un attimo per memorizzare quei momenti, per ripeterli e generare così nuove abitudini, scelte da me, e non frutto di un automatismo subconscio proveniente dal passato.

La farò finita con le attitudini negative, abbandonandole a se stesse, senza concedere alla mente di appagare quel desiderio di catalogare per ipotizzare illazioni. Mi impegnerò nell’intuire le soluzioni proposte dal Maestro come voce udibile dell’anima silente. Mi alleggerirò colmandomi di buoni ricordi, che creerò da qui in avanti e rivisitando i vecchi ricordi, per trovarne la luce, la scintilla persa da una costretta visone mentale. E amerò, anche quando i comportamenti altrui mi sembreranno sgarbati o ingiusti, tralascerò scovando soluzioni, sviluppando così una creatività pratica.

Quindi prenderò ognuno dei miei vecchi passatempi, perfino le storie palpitanti; come parte del lila. O al più come semplice miccia per risvegliare il chakra legato a quella data emozione. E non ci sono eccezioni, tutto il nostro sentire è lì fra quei sei centri energetici. E vivrò quel che viene trasportato dal flusso, cambiando me stesso e le mie vecchie abitudini trasmutandole secondo le richieste dell’anima. Vivrò ancora più dentro, alla ricerca di una sempre maggiore immobilità interiore, dello scintillio degli astri interiori che accompagnano le forze opposte ad un’armonia imperniata nell’assoluto.

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