Messaggi divini dall’India per noi

 Il regalo celeste dell’India all’Occidente è la realizzazione del Sé come porta interna per il paradiso. Yogananda 100 anni fa esatti ne fu il grande ambasciatore, dietro a lui un lignaggio di grandi Maestri.

di Jayadev Jaerschky

Il lettore lo saprà già benissimo: questo mese, settembre 2020, celebriamo i 100 ANNI di Yogananda in Occidente. Per essere precisi, è stato il 19 settembre il giorno preciso in cui ha messo per la prima volta i suoi piedi sulle sponde dell’America, portando con sé la crema, l’essenza, l’ottava più elevata dell’antica scienza yogica. Infatti il sentiero della “realizzazione del Sé” che ha portato in Occidente ha delle origini straordinarie, illuminate, divine.

Prendiamoci quindi in questo articolo il tempo per ricordare queste origini, come sono riportate in Autobiografia di uno yogi.

L’impulso iniziale venne dal luminoso Mahavatar (grande incarnazione divina) Babaji, il Maestro immortale, che fino ad oggi segue una missione speciale, cioè di “assistere i profeti nel portare a termine gli speciali incarichi assegnati loro dal Divino”.

A fianco a Babaji troviamo (ecco come est e ovest sono uniti!) niente meno che Gesù Cristo: “Il Mahavatar è in comunione costante con Cristo; insieme essi emanano vibrazioni di redenzione e hanno predisposto la tecnica spirituale di salvezza adatta all’epoca attuale. L’opera di questi due maestri pienamente illuminati – uno con il corpo, l’altro senza – è quella di ispirare le nazioni a rinunciare alle guerre suicide, agli odi razziali, al settarismo religioso e ai mali del materialismo che, come un boomerang, si ritorcono contro l’umanità”.

La “tecnica spirituale” menzionata sopra è il Kriya Yoga, perfettamente adatta all’attuale epoca del Dwapara Yuga, che è “caratterizzato dallo sviluppo dell’energia elettrica e atomica”.

Mahavatar Babaji scelse Lahiri Mahasaya, conosciuto come Yogavatar (incarnazione dello yoga) per introdurre il Kriya Yoga e il messaggio della realizzazione del Sé alle masse. Egli visse in una città caotica, Varanasi, inserito in una normale vita, con una moglie (a volte lamentosa), con i figli da educare e mantenere, con una casa da gestire e con un lavoro da svolgere come contabile. Babaji gli disse: “Tu sei stato scelto per portare conforto spirituale attraverso il Kriya Yoga a tanti sinceri ricercatori. Milioni di persone gravate da legami familiari e pesanti responsabilità terrene riceveranno da te un nuovo incoraggiamento, essendo tu un padre di famiglia come loro. Devi guidarli a comprendere che le più alte conquiste dello yoga non sono precluse a chi ha una famiglia. Anche nel mondo lo yogi che assolve fedelmente le proprie responsabilità, senza motivazioni o attaccamenti personali, percorre il sicuro sentiero dell’illuminazione”.

In altre parole, il Mahavatar Babaji pensò proprio a tutti noi, che viviamo in Occidente, spesso in città, con famiglia e con tante “responsabilità terrene”. La promessa è questa: è possibile per tutti noi, se veramente lo desideriamo, trovare l’illuminazione senza dover scegliere il sentiero monastico.

Lahiri Mahasaya in seguito diede questi insegnamenti celesti di Babaji e Gesù a Swami Sri Yukteswar, conosciuto come Jnanavatar (incarnazione della saggezza). Che cosa ci insegna questa consegna particolare degli insegnamenti, che sono passati attraverso la rigorosa saggezza di Sri Yukteswar? Ecco, questo: il nostro sentiero deve sempre rimanere radicato nel buon senso, nella saggezza e nella praticità. La prima cosa che Sri Yukteswar fece dopo l’esperienza cosmica (samadhi) di Yogananda, è stato di mettergli in mano una scopa: “Vieni, spazziamo il pavimento del balcone, poi faremo una passeggiata lungo il Gange”.

Yogananda comprese benissimo il messaggio ricevuto, che vale per tutti noi: “Sapevo che il Maestro mi stava insegnando il segreto del vivere equilibrato. L’anima deve estendersi sugli abissi cosmogonici mentre il corpo svolge i propri compiti quotidiani”.

Yogananda fu formato con enorme rigore, disciplina e cura da Sri Yukteswar, per assicurare che il messaggio della realizzazione del Sé e il Kriya Yoga arrivassero in Occidente con una cristallina purezza, con un aspetto scientifico, in maniera pratica e assolutamente non-dogmatica.

Finalmente, dopo 10 anni di formazione, Sri Yukteswar disse a Yogananda: “Tutte le porte sono aperte per te. Ora o mai più”.

Con la sacra tradizione di quattro grandi avatar alle spalle, Yogananda, lui stesso conosciuto come Premavatar (incarnazione dell’amore) giunse in occidente il 19 settembre 1920, appunto: esattamente 100 anni fa.

Il suo Maestro gli aveva detto: “Le tue parole sullo yoga saranno ascoltate in Occidente”. Infatti, chi avrebbe avuto orecchie per intendere, avrebbe inteso, ed sono state migliaia di orecchie. Yogananda cominciò a tenere conferenze in tutte le grandi città dell’America, davanti a migliaia di ricercatori.

Il Kriya Yoga e il messaggio della realizzazione del Sé sono destinati a tutta l’umanità, quindi anche a ognuno di noi. Riceviamoli a mani aperte, con cuore aperto: specialmente in questi periodi instabili offrono una vera àncora, l’unica àncora sicura, cioè quella che troviamo dentro, nel nostro vero Sé (atma), e in alto, in Dio (Spirito). Nient’altro funzionerà a lungo.

La via yogica verso Dio non ci porta fuori, ma profondamente dentro. Nemmeno ci lega a una particolare religione o organizzazione, ma ci guida invece alla completa libertà personale. Yogananda, certo, ha fondato una organizzazione, la SRF, e il suo discepolo Swami Kriyananda ha fondato Ananda. Tuttavia, esse sono soltanto degli aiuti (il satsanga, la compagnia spirituale, è preziosissimo sul sentiero!) per il nostro vero lavoro: l’intensa ricerca personale interiore, che porta verso l’unione individuale con il Tutto.

In altre parole, nessuno deve rinunciare alla sua religione e nessuno deve assumerne una nuova. Nessuno dovrà rinunciare al proprio rigore scientifico. E nessuno è obbligato rinunciare alla sua vita famigliare. L’unica cosa a cui rinunciare è l’ego: la nostra persistente identificazione con il corpo (ahamkara) che sta alla base di ogni nostro guaio: è “la causa prima del dualismo o illusione di maya”.

Sri Yukteswar lo spiega con delle parole semplici: “L’uomo è un’anima e ha un corpo. Quando stabilisce correttamente il proprio senso di identità, egli si lascia alle spalle qualsiasi modello coercitivo”.

Lasciando quindi alle spalle l’idea che “io sono un uomo” o “una donna”, “sono italiana” o “tedesco”, “sono questo corpo” e “questa personalità”, una vasta porta si apre davanti a noi. È la porta del paradiso. La realizzazione che ci aspetta è questa: “Io sono puro Spirito”. Si tratta della risoluzione finale della triplice sofferenza (per corpo, mente e anima) descritta nella filosofia (darshana) Shankhya.

Yogananda ci spiega: “Oltre a ogni concepibile ricerca ontologica, i sei sistemi [darshana] formulano sei discipline ben definite, volte a eliminare permanentemente la sofferenza e a raggiungere l’eterna beatitudine”.

Yogananda, in altre parole, è venuto a tutti noi con questo sacro obiettivo: liberarci per sempre da ogni sofferenza e per portarci alla vera beatitudine divina (ananda). JAI! Vittoria a questo sforzo celeste.

Chi vuole fare parte di questa missione? Il migliore momento di farne parte è proprio ora, in questo momento storico cruciale. Santo Sé, risvegliati!

*le citazioni sono prese da Autobiografia di uno Yogi, Ananda Edizioni: https://www.anandaedizioni.it/shop/libri/yogananda/autobiografia-di-uno-yogi/

 

 

 

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