Quando ho perso mia moglie, c’era Ananda

In questa sentita testimonianza Gurudas racconta per la prima volta come il sentiero spirituale lo abbia aiutato a trasformare il dolore per la perdita di sua moglie.

di Gurudas Michele Panzarin

Credere in Dio e l’importanza di avere un Guru

Non è facile affrontare la perdita di una persona cara; nel parlare della mia esperienza ancora oggi non ho tutte le parole in fila e la leggerezza interiore per farne un racconto, ma ci provo, nell’intento di aiutare chi sta attraversando questa terribile esperienza.

Mia moglie Monica si è ammalata di cancro e ha lasciato il corpo sei anni fa; entrambi eravamo discepoli di Paramahansa Yogananda e kriyaban. Il sentiero spirituale diventa la propria vita quando lo si abbraccia con convinzione e gli insegnamenti del Maestro il punto di riferimento per avvicinarsi a Dio più velocemente e comprendere che facciamo parte di un disegno più alto.

Con questa fede abbiamo vissuto gli anni felici della nostra unione e gli anni difficili della malattia, diventando ogni giorno, l’uno per l’altra, un prezioso dono d’amore. Abbiamo avuto il tempo di elaborare e accogliere le esperienze a noi riservate; non a tutti è concessa questa benedizione: la prova può giungere durissima e senza preavviso, come è accaduto, in questo periodo, a molte famiglie che si sono viste strappare i propri cari senza la possibilità di portare loro conforto.

Quando Monica è mancata ho vissuto la sensazione di trovarmi sull’orlo di un precipizio e, nonostante avessi fatto tutto il possibile per aiutarla, per lungo tempo ho vissuto sensi di colpa e le umane emozioni che accompagnano la perdita della persona amata; essere nel sentiero spirituale e sapere che quanto stiamo vivendo è un patto sacro sancito tra le anime, che trova attraverso noi il suo compimento, non rende immuni dalla tristezza. Nei momenti bui la forza di volontà, la vicinanza degli amici e della famiglia, e la preghiera mi sono stati d’aiuto, ma non abbastanza da farmi risalire la china, così ho deciso di trasferirmi per qualche tempo ad Ananda.

“L’ambiente che ti circonda è più forte della tua volontà”

Ananda non è solo un punto sulla cartina geografica, ma la vera e propria manifestazione di uno stato di coscienza. È Luce allo stato puro, e per me che ne avevo bisogno era il posto dove volevo stare il più a lungo possibile. Chi vive il lutto non sempre permette alla luce di entrare nelle pieghe dell’anima; era così anche per me, ma volgendo lo sguardo indietro mi accorgo che l’amore divino, proprio perché incondizionato, ha atteso pazientemente e trovato sempre il modo di raggiungermi. I mesi trascorsi ad Ananda mi hanno reso più forte e permesso, una volta tornato a casa, di affrontare la vita che avevo lasciato in sospeso.

Cantare è stata l’attività che, più di ogni altra, ha alleggerito il mio cuore, unendomi a Dio. Ad Ananda si prega cantando, si celebra cantando. I canti cosmici del Maestro, carichi delle sue vibrazioni supercoscienti, portano guarigione a ogni livello. Il Maestro diceva “cantare è metà della battaglia” e questo aforisma ha sempre risuonato in me con verità. A volte ho cantato con le lacrime agli occhi, la voce strozzata e il cuore gonfio, ma la fiducia nel mio sentire e nelle parole del Maestro, mano a mano, mi comunicavano benessere e mi facevano perseverare.

Avere delle guide di riferimento elevate ed elevanti e degli strumenti pratici da utilizzare, soprattutto nei momenti di bisogno, è molto importante. Presso la Comunità ho avuto la continua possibilità di partecipare ai Satsang e ai corsi, di assorbire le vibrazioni degli insegnamenti spirituali di un Maestro illuminato, nei quali sono contenute le verità universali che portano il bene più alto a ogni cuore. Trovarmi in perfetta sintonia con quanto condiviso ad Ananda è stato un vantaggio, non indifferente, di cui ho beneficiato. Nutrire la stessa visione mi ha permesso di rafforzare la volontà di continuare nel cammino spirituale, sempre circondato da sguardi luminosi, sorrisi e volti gioiosi, immerso nei colori e nella Luce. Tutti erano molto dolci attenti premurosi e vivevo l’impressione che fosse stata attivata appositamente una rete di sostegno per me. È così ispirante l’attitudine che Ananda ha nell’accogliere tutti e ciascuno, nel rispetto dei propri “bisogni” e dei propri tempi; lo sta dimostrando anche in questo particolare momento storico, in cui la vicinanza fisica è più difficile, con il potenziamento del servizio on-line, offrendo incontri di Luce, di Speranza, di Fede, di Gioia a tutta l’umanità.

“Le circostanze oggettive sono sempre neutre, è il modo in cui reagiamo a esse che le fa apparire tristi o felici”

ho forza in me quindi io posso, ho luce in me quindi io posso, ho coraggio in me quindi io posso, se decido di fare so che io posso…

Questo è uno dei canti che mi ha dato forza, l’ultima frase, in particolare, “se decido di fare io so che posso, risuonava magneticamente dentro me. Scegliere come reagire è stato fondamentale; è una scelta che ho rinnovato ogni giorno. È  stato importante accogliere la sofferenza, essere riconosciuto dagli altri nella sofferenza; allo stesso modo è stato importante non ascoltarla quando ho trovato la forza di farlo.  Sul sentiero raccogliamo i doni che Dio ci manda; sul sentiero il Maestro cammina accanto a noi, aiutandoci a trasformare le esperienze, anche molto dolorose, in opportunità di crescita. Possiamo scegliere la Luce e rinnovare la scelta, ogni giorno, chiedendoci “il modo in cui sto affrontando questa situazione mi porta verso la luce?”. La risposta è la cartina di tornasole, la bussola che indica il giusto orientamento e guida le nostre azioni. Ancora oggi propongo ai miei allievi di yoga quel canto, per aprirli a uno stato di coscienza più elevato.

“In me si trova l’energia per compiere tutto ciò che vorrò fare. Dietro ogni mia azione c’è l’infinito potere di Dio”

Quello fu anche il periodo in cui iniziai la formazione per diventare insegnante di Ananda Yoga. Era parte del nostro progetto di vita e sembra impossibile sia riuscito proprio allora a intraprendere quello che io e Monica avevamo deciso insieme!

Gli esercizi di ricarica insegnati da Paramahansa Yogananda sono stati uno dei doni che ho raccolto lungo il sentiero, con la loro pratica regolare recuperavo immediatamente l’energia che credevo perduta. Ritrovavo equilibrio. All’inizio mi chiedevo “come è possibile sentirmi bene in un momento in cui dovrei stare male?” Ho compreso, poi, che la guarigione dipendeva da me e che per spostarmi da una condizione di sofferenza verso una condizione di benessere era necessario agire. Sì, muovere i passi verso quella direzione, con volontà, ma che dietro mi sosteneva il potere di Dio. Ho intrapreso lo studio dello yoga perché volevo insegnarlo alle altre persone, ma mi sono reso conto che lo yoga è stata la mia rinascita e continua ogni giorno a produrre i suoi frutti di conoscenza interiore e crescita verso la consapevolezza del Sé.

“Io sono il servitore nella casa dell’amore divino di ogni uomo”

Prendermi cura di Monica nella malattia mi ha permesso di vivere una delle più alte forme di servizio. Poiché sentivo ancora il bisogno di percorrere la strada del servizio, il programma “service is joy” di Ananda mi ha dato l’opportunità di continuare a occuparmi degli altri, con la consapevolezza di essere un canale dell’amore divino.  Mettendo in pratica gli insegnamenti del Maestro in cucina, nella legnaia, curando le aiuole, in ogni attività, la mia energia si è alzata, la mia mente alleggerita, il mio cuore si è aperto. Si dice ad Ananda: “il canale viene benedetto dall’energia che lo attraversa” e così è stato! In quella fase della mia vita era impellente l’urgenza di guarire, ma ora che ne scrivo mi rendo conto che, nonostante tutto, le mie non sono state scelte egoistiche e che è stato il cuore a guidare i passi per la sua rinascita: è nel cuore che possiamo udire la voce di Dio”.

Il Maestro insegna che sul sentiero spirituale il 25 % degli sforzi spetta a noi (e di questo 25% serve il nostro 100%) un altro 25 % degli sforzi li fa il Guru per noi e il restante 50% è l’opera della Grazia Divina. Ho fatto la mia parte con pazienza, volontà e fiducia. Ora vedo, in ogni passo, di essere stato sostenuto con infinito amore dalla presenza costante di Dio e che il mio Guru, Paramahansa Yogananda, si è preso cura di me, come ha promesso ai suoi devoti.

Vorrei concludere con questa citazione, un estratto dalla seconda lettera di San Paolo a Timoteo, che sento appartenermi davvero tanto Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede… ho combattuto la mia buona battaglia, ho conservato la fede, continuo a condividere e a praticare gli insegnamenti del Maestro e ad affrontare con Lui le sfide della vita.

 

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