Si fa presto a dire gratitudine

Da più parti ci ripetono che la gratitudine è la chiave di apertura del futuro. Ma come riuscire a provarla anche di fronte alle sfide? Allenandola come un muscolo, ogni giorno. 

di Sahaja Mascia Ellero

È un dato di fatto: siamo bombardati dalla gratitudine! Ormai ci viene ricordata in ogni circostanza: dagli amici benintenzionati che cercano di consolarci nei momenti di difficoltà, dalle riviste patinate che dispensano consigli alla moda e sì, ovviamente, da tutti gli insegnanti e i corsi spirituali… compresi quelli che tengo io! Perché la gratitudine è davvero importante. E perché la gratitudine funziona.

Funziona innanzitutto a un livello un po’ egoistico. Semplicemente, ci fa sentire bene. Orienta la nostra attenzione verso la pienezza e bellezza della nostra vita, invece di tenere la mente (e le emozioni) focalizzate su quello che ci manca. E, diciamocelo, sostituire in un istante il rammarico, la delusione e la rabbia con quel meraviglioso senso di felicità, speranza ed espansione, beh, è decisamente una buona mossa!

E poi la gratitudine, ormai lo sappiamo, è un potente strumento di manifestazione. Il sentimento di gratitudine per tutto ciò che abbiamo – materiale o immateriale che sia – crea un magnetismo positivo e ci mette in risonanza con la frequenza delle infinite possibilità. Ancora meglio se impariamo a ringraziare anche per tutto quello che ancora non abbiamo, con fede incrollabile nell’infinita generosità e abbondanza dell’Universo che, sicuramente, vorrà condividere con noi tutti i Suoi doni.

Infine – anche se in realtà è l’aspetto più importante – la gratitudine ci mette in sintonia con la Fonte di tutto ciò che esiste, che per semplicità chiamiamo “Dio”. Quando, pensando a ciò che abbiamo, ringraziamo “il Donatore di tutti i doni” (come lo definisce Swami Kriyananda in una bellissima affermazione), stabiliamo istantaneamente un rapporto con Lui. E allora tutta la nostra vita, incluse le pratiche spirituali, assume una nuova sfumatura. Il cuore si scalda e ci sentiamo amati e amorevolmente assistiti da una Presenza che non si dimentica mai di noi.

Questi, e tantissimi altri, sono i doni della gratitudine. Meravigliosi, profumati, portatori di conforto e di elevazione.

Ma è davvero sempre così? La gratitudine è davvero, sempre, un frutto gustoso che in un istante appaga ogni nostra fame, una bacchetta magica che cancella in un baleno ogni sofferenza, una chiave dorata che apre senza sforzo i lucchetti arrugginiti del nostro cuore ferito?

Siamo sinceri: a volte si fa presto a dire gratitudine, ma metterla in pratica è tutta un’altra storia! Perché la gratitudine è l’apice di un lungo percorso evolutivo, il culmine di una serie di atteggiamenti che la precedono e che richiedono di aver già espanso la coscienza per accogliere realtà molto più vaste; di aver superato alcune delle più profonde “meschinità del cuore” (come le definiva Sri Yukteswar); di aver compreso, almeno in parte, concetti profondissimi come il karma, la perfezione di tutto ciò che accade, l’intrinseca bontà di ogni persona e situazione, la meraviglia che noi stessi siamo anche quando commettiamo degli errori, le infinite risorse a cui abbiamo accesso per superare ogni prova della vita… In poche parole: il senso stesso dell’Esistenza!

Insomma, non è proprio una passeggiata! Ed è bene esserne consapevoli, perché a volte ci sentiamo piccoli e sbagliati quando non riusciamo a essere immediatamente grati per la morte di una persona cara, per una malattia, per l’ennesima dolorosa separazione, per le difficoltà economiche che ci assillano, per l’incomprensione di chi ci circonda, per il senso di colpa o fallimento che ci opprime, per le ferite vecchie e nuove che ci sembra di non poter perdonare… Sono tante le sfide della vita per cui non è facile provare gratitudine. Ma il fatto che qualcosa non sia facile non significa che sia impossibile. Possiamo farcela! Semplicemente, dobbiamo PRATICARE.

La gratitudine è un muscolo che va allenato e rafforzato. E via via che espandiamo la nostra coscienza per accogliere una visione più vasta e profonda delle cose, questo muscolo allenato ci permette di misurarci in gare sempre più importanti, con concorrenti sempre più forti. Un po’ alla volta, la gratitudine diventa naturale, colma il nostro cuore e le nostre cellule, diventa la risposta automatica in ogni situazione. Ma bisogna cominciare dalle cose semplici, dalle piccole sfide. Ecco alcuni suggerimenti:

  1. Cominciamo col ringraziare per le cose belle. Sembra un’ovvietà, ma quanto spesso lo facciamo veramente? Ringraziare per il magnifico tramonto che ci riempie lo sguardo, per il fiore di campo che ci sorride, per il comodo divano su cui siamo seduti, per l’amico che ci tiene compagnia, per gli occhi con cui stiamo leggendo queste parole… Grazie, grazie, grazie, per ogni piccola cosa che ho e che sono, oggi e sempre. Un esercizio molto utile, che ormai molti conoscono, è il diario della gratitudine: ogni sera scrivere almeno 3-4 cose di cui siamo grati. Oppure prenderci 5-10 minuti, mettendo un timer, per dire a ruota libera “Grazie per…”. Ricordiamoci, però, che come in tutte le cose, la costanza e la regolarità sono importanti per il successo.
  2. Dopo aver imparato a ringraziare per le cose belle, vogliamo prepararci a ringraziare per quelle meno belle. Un passo intermedio molto importante è la neutralità: imparare a rimanere il più neutri possibile davanti agli imprevisti spiacevoli, evitando di lamentarci, di imprecare, di disperarci, di cercare un colpevole o di scaricare le responsabilità. «Accetto con calma imparzialità tutto ciò che giunge sulla mia strada», ci consiglia Swami Kriyananda. Ecco, abbiamo già messo un po’ più di peso sul bilanciere e il muscolo comincia rafforzarsi!
  3. Il passo successivo è dire a noi stessi: «Se questa circostanza è arrivata, è perché è mia, mi appartiene, mi serve. Altrimenti sarebbe arrivata a qualcun altro». Questa è la preparazione atletica più potente per il muscolo della gratitudine. Se mi abituo a considerare ogni cosa come perfetta – anche se al momento il senso e il meccanismo di questa perfezione mi sfuggono, come accade quasi sempre nel mezzo di una prova! – il passo successivo, quello di esserne grato, sarà quasi automatico e privo di sforzo.
  4. Eccoci arrivati all’ultimo allenamento: così come sono grato per le cose belle e piacevoli della vita, sono spontaneamente e naturalmente grato anche per quelle difficili, spiacevoli e incomprensibili, perché fanno parte della mia esperienza, perché se mi sono arrivate significa che mi servono… e perché provengono da una Fonte Suprema che desidera solo e sempre il mio bene. Per quest’ultimo passo può aiutarci tantissimo la pratica regolare della meditazione, perché ci mette stabilmente in contatto con questa Fonte, ci fa percepire il Suo amore, la Sua pace, la Sua beatitudine. E quando sperimentiamo sempre più tutto questo nel profondo di noi stessi, come possiamo credere che questa Fonte non desideri altro che includere anche noi nella Sua Beatitudine? E che tutte le esperienze che ci manda non abbiano questo scopo supremo, di cui possiamo solo essere grati?
  5. Finalmente il traguardo! Passo dopo passo, un allenamento dopo l’altro, siamo diventati capaci di vivere nella gratitudine. Gratitudine per ogni aspetto della nostra vita, perché tutto quello che abbiamo vissuto ci ha portati fino a qui, perché tutto ci ha permesso di essere quello che siamo. Anche – e non è cosa da poco – persone capaci di godere dei meravigliosi frutti della gratitudine!

Buona pratica, cari amici. Possano queste parole di Yogananda, tratte da Sussurri dall’Eternità, accompagnarci in questa meravigliosa esperienza.

Voglio riversare ai Tuoi piedi la fragranza della gratitudine

Dalle nubi apocalittiche delle inevitabili tragedie della mia vita si sono sprigionati temporali e uragani di sofferenza. Il mio coraggio è quasi annegato nella paura, quando un milione di difficoltà si sono gonfiate come onde per distruggermi. Solo aggrappandomi forte a Te, sono riuscito a sopravvivere.

Adesso, quando i cannoni dell’incertezza tuonano davanti a me e le granate della calunnia, della persecuzione e della feroce ostilità mi cadono intorno come gocce di pioggia, io sono per sempre al sicuro nell’inespugnabile fortezza del Tuo amore. Ti sono così grato!

Quando la luce della buona fortuna sorgerà ancora, come sempre accade dopo ogni ardua notte di battaglia, sarà facile sorridere salutando la piacevole alba della Tua grazia. Adesso, durante le cupe notti della sfortuna, trovo ancora più dolce offrirTi i fiori della mia riconoscenza per essere sempre là, a proteggermi. Offro ai Tuoi piedi tutta la mia gratitudine per questa comunione intima e profonda. Accoglimi, mio Eterno Amato, in sacro silenzio.

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