Sono grata di essere quello che sono

Come crescere sul sentiero spirituale la gratitudine per ciò che sei, non per ciò che hai.

di Amrita Elena Cantarutti

Tempo fa lessi in un libro una specie di decalogo di autoaffermazione per la crescita personale. Uno dei punti diceva: mi accetto per quello che sono. Immagino che molti di noi debbano quotidianamente fare i conti con i propri errori e con i movimenti interiori che gli errori fanno nascere dentro: senso di sconfitta, scoraggiamento, senso di colpa, paura del giudizio, disistima, ecc.

Chi è sul sentiero spirituale sa che l’esistenza non è un inarrestabile scorrere del tempo su una linea retta in cui si susseguono eventi immodificabili. Yogananda dice che ci vuole molto, molto, molto buon karma anche solo per desiderare di conoscere Dio. Arrivare al punto di sentirsi immersi in questa ricerca, al di là del tempo e delle azioni, dovrebbe cambiare anche la nostra percezione di noi stessi. Krishna dice: offrimi anche il tuo fallimento.

Pensare di essere su una strada in salita, di riconoscerci come anime che si stanno risvegliando, di essere arrivati su quella strada attraverso sofferenze e sconfitte, determinazione e coraggio. Sapere, già profondamente, che siamo sulla strada giusta e che non torneremo indietro, perché sappiamo già cosa abbiamo lasciato alle spalle e non serve più, è una vittoria. Possiamo cadere ma non dimenticare chi siamo e perché siamo qui, questa conoscenza è una vittoria impareggiabile.

Essere dentro un immenso movimento oltre lo spazio e il tempo dove qualcuno ancora non sa e non cerca, dove qualcuno è già davanti a noi e ci fa strada, accettare i fallimenti e le debolezze senza mai darsi per vinti, è una vittoria. Possiamo essere grati del punto lungo la strada verso la Realizzazione del Sé dove ci troviamo, se siamo lenti, se inciampiamo, non importa, dove siamo e chi siamo è una vittoria.

Di solito si pensa che si debba essere grati per quello che si ha, e se provassimo a essere grati semplicemente per quello che siamo? Possiamo dire: mi accetto per quello che sono, grazie per quello che sono. In questo punto indeterminato del grande movimento dell’Esistenza, io sono qui e sono grata per questo.

 

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