Spatifillo: il giglio della pace

In questi tempi di conflitto possiamo costruire la Pace dentro di noi, una qualità che ci insegna lo “spatafillo”, il giglio della pace.

di Francesca Nicastro

In questi giorni drammatici, scossi dall’invasione dell’Ucraina, penso spesso al valore della pace. È un bene che oggi noi europei diamo per scontato, ma che tale non è.

C’è una pianta che ne porta il nome: il giglio della pace o spatifillo (spathiphyllum).

In salotto ne ho due, da tanto tempo. Dal 2004, precisamente. Non solo sono sopravvissuti alle privazioni e all’incuria a cui per diversi anni li ho sottoposti, ma, ad un certo punto, si sono addirittura moltiplicati e da una – un regalo per una ricorrenza importante – sono diventati due.

Non avevo affatto il pollice verde. Da quando pratico yoga e meditazione si è però risvegliata in me una sensibilità verso il mondo vegetale. Così gli spatifilli, che per anni avevano “scioperato”, ora mi deliziano con la fioritura all’arrivo del caldo. Quando la temperatura si fa mite li porto fuori in giardino. Ho trovato il posto adatto, dove stanno bene: sotto il frondoso carpino, al riparo dai raggi del sole.

Guardando i miei gigli della pace penso che questo nome se lo meritano proprio. Come loro, la pace è resistente, perché è una qualità intrinseca dell’anima, ma fiorisce solo a determinate condizioni. Il nostro impegno è favorirle costantemente.

La pace può fiorire dentro di noi quando il cuore è libero dal rancore.

A quanti rancori piccoli o grandi stiamo lasciando spazio in questo momento?

Il rancore è un’emozione causata dalla percezione di un’offesa da parte di una persona con cui abbiamo un legame: è rabbia più senso di rivalsa. Se non “guarito”, può trasformarsi in odio e desiderio di vendetta.

Ricordo ancora il giorno in cui l’ho riconosciuto dentro di me, chiamandolo per nome. L’ho ascoltato, accolto, sostenuto e infine curato. Come insegna Patanjali (II, 33), sono andata a prendere rifugio nel suo opposto: il perdono. Ho guarito quel rancore con l’affermazione di Swami Kriyananda:

“Tutto ciò che mi accade è per il mio bene. Accolgo ogni offesa come un’opportunità per crescere nella comprensione”.

Il perdono sana ed è sempre un’opzione a nostra disposizione. Se il dolore è forte e perdonare sembra al momento al di là delle nostre facoltà, offriamo “in alto” il cuore ferito e chiediamo il dono del per-dono. Dio, la Vita, il Guru sono misericordiosi: ascoltano e soddisfano sempre le richieste sincere ed evolutive. Con il perdono, ecco, arriva subito la sua figlia prediletta: la pace. Shanti. Chi è pacificato dentro non sarà mai causa di conflitti, nemmeno se provocato. L’asana che può renderci recettivi al dono della pace è savasana con l’affermazione ripetuta mentalmente:

“Ossa, muscoli, movimento ora abbandono; ansia, esultanza e depressione, pensieri agitati: tutto questo affido nelle mani della pace”.

Altre due affermazioni potenti per innaffiare la qualità della pace e permetterle di germogliare dentro di sé sono:

“Dal pozzo del silenzio interiore sorseggio la scintillante acqua della tua pace.” – Swami Kriyananda

“Insegnami a costruire un tempio di pace per Te, ovunque, sul terreno dell’attività e su quello del silenzio” – Paramhansa Yogananda

E infine: perché non regalare un giglio della pace a una persona a cui vogliamo bene oppure come segno di perdono a chi ci ha fatto un torto?

Lo spatifillo è una pianta molto comune, poco costosa, reperibile da qualunque fioraio in tutte le stagioni. Ha proprietà salubri riconosciute: purifica l’aria da sostanze nocive e crea ambienti sani. Come fa, appunto, la pace.

 

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