L’eterna ricerca del Sé

Demolire per rinascere. Il racconto accorato di un ricercatore che scopre che le prove arrivano per affamarci di Verità.

di Stefano Carminati

Chi sono? Da dove vengo? Che ci faccio qui?

Queste domande mi hanno assillato per tutta l’infanzia, quasi ogni sera, prima di addormentarmi, si presentavano puntuali in cerca di risposte che non arrivavano e generavano in me un grande senso di ansia e di sconforto.

A mia volta le ponevo a mia madre che, paziente ogni sera, mi rimboccava le coperte, mi dava il bacio della buona notte cercando di trovare delle risposte che purtroppo neanche lei conosceva.

Ricordo i momenti in cui intensamente sperimentavo il mio Sé, la certezza che quel Sé non fosse necessariamente rappresentato da quel corpo fisico o da ciò che veniva espresso attraverso di esso. Sentivo fortemente la mia presenza di anima, qualcosa che non conoscevo e che tuttora non saprei come definire con esattezza ma era come se tutta la parte più grossolana si staccasse ed entrassi in una sorta di comunione con l’intangibile.

Queste esperienze accadevano per lo più nei periodi trascorsi dai nonni in fattoria, dove per ore vagavo da solo nei campi circostanti osservando con meraviglia la vita di fiori, insetti, alberi sentendomi accolto e parte del Tutto.

Evitavo istintivamente gli incontri con altri umani per le loro domande categorizzanti: «sei un bambino o una bambina? Sembri una bambina!!!» come se fosse una cosa di cui vergognarsi… «E perché hai capelli così lunghi? Chi è tuo papa? Ah sei figlio della bella signora bionda! E tuo papa fa il macellaio. Dovresti giocare con gli altri bambini a soldatini». Schivavo questi tentativi di essere messo in scatole classificatrici, ma crescendo, è stato inevitabile e questo contatto intimo con il mio vero Sé, pian piano è sfumato via lasciando il posto a identificazioni sociali attribuitemi o che mi sono scelto.

Superata l’adolescenza, fase per me estremamente delicata, è iniziata la fase del consolidamento professionale e il perseguimento di una indipendenza economica che, una volta raggiunta, mi ha permesso di reinventare ciclicamente nuove identificazioni attraverso la conquista di professioni socialmente prestigiose, negli ambienti sbrillucicanti della moda e dell’intrattenimento. E poi i viaggi, la costruzione della casa dei sogni che accoglie anche il cane da tanto desiderato e che aveva una medaglietta con inciso il nome sopra. E ora sei quello con la bella casa e hai 6 gambe, perché entri in simbiosi con il tuo cane e siete due individui inseparabili.

L’impellenza di rispondere alle tre domande iniziali è nel frattempo scomparsa. L’entità è stata completamente fagocitata dalle identificazioni, dalle apparenze, dagli status sociali, dagli obblighi, dai doveri e dai piaceri ed è stata relegata in un angolo recondito, ma lentamente insorge ancora manifestandosi talvolta attraverso un’incomprensibile rabbia, un senso inspiegabile di vuoto cosmico e di pochezza, non perché i buoni valori non siano presenti, ma manca sempre qualcosa, qualcosa di fondamentale e di latente che cerco ma che non riesco a riconoscere. Fino a che, improvvisamente, mi risuona tra le pagine di un libro. E allora mi metto a cercare più intensamente, si riaccende il forte impulso di esplorare e di trovare delle risposte. Mi avvicino allo yoga e tutto quello che porta con sé, l’India, la comunità di Ananda, i libri di Yogananda, Swami Kriyananda.

Piano piano, inizio un lungo lavoro di smantellamento delle varie identificazioni, facendo attenzione a non costruirne di nuove. Annaffio con cura la mia ricerca come il più prezioso dei fiori e tutte le nuove esperienze che si presentano hanno una nuova veste: cerco di tenere a bada l’identificazione con i nuovi cammini, non sono l’insegnante di yoga, non sono l’operatore sociale, il responsabile della fotografia di un giornale, non sono l’amico, il fratello, il fidanzato o il figlio di.

Provo con tutto me stesso a cercare di essere il mio più alto e vero Sé, ma quante cadute e quanti fallimenti. E quando, fiducioso, provo ad alzare l’asticella e a sfidare il passato, ripassando per percorsi già esplorati con la presunzione di poterlo fare con una maggiore consapevolezza e forte dei miei nuovi strumenti (lo yoga, gli Esercizi di ricarica, la meditazione Hong So, le Affermazioni, i mantra, i canti…) avrei dovuto mettere in conto anche un tracollo e la possibilità di incontrare le paure e le ansie lasciate irrisolte in un angolo decenni prima.

Ci si rialza, ma il tempo, passando, ha portato via le altre quattro zampe che mi accompagnavano da 15 anni e ora cammino solo con due e sono un po’ più barcollante. Anche la mamma è andata e cerca di mandare segni e conferme da dove si trova… Sento di potercela fare a continuare e mi spoglio di tutte le cose accumulate. Lascio anche la mia bella casa e continuo a togliere il superfluo fino a che mi trovo al punto zero e da lì ogni giorno sorge nuovo e mi sento in contatto con l’abbandonato mio Sé.

Cerco di nutrirlo con tutto l’amore e di non cedere alla paura e all’ansia, ispirandomi alla vita di Yogananda, ai suoi racconti di quando per giorni stava chiuso nella sua camera in cerca di realizzare Dio, il divino in Sé. Ed è volgendomi a Lui, ai suoi insegnamenti e alla sua luce, che continuo imperterrito in questa eterna ricerca. La lotta è in corso e ogni giorno affronto la dualità della vita cercando di avvicinarmi sempre più al mio Sé e di innamorarmene follemente per non lasciarlo più andare fino ad arrendermi un giorno all’ultimo eterno sussurro.

 

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