Vivere in comunità (parte 2)

Cosa significa avere una famiglia allargata, alla ricerca della verità. La testimonianza di una residente di Ananda.

di Jivanta Giulia Berti

La prima volta che sono arrivata ad Ananda ho sentito che finalmente ero arrivata a casa. Sapevo esattamente che quello era il posto giusto per crescere, la scuola di vita che da tanto stavo cercando.

Uno dei primi pensieri che ho avuto mentre ero lì e mi guardavo intorno è stato: “Sarebbe bello fermarsi qui per un anno e leggere tutti i libri di Paramhansa Yogananda e Swami Kriyananda”. Mi fa sorridere quando ci ripenso perché ancora non sapevo che di lì a poco mi sarei trasferita a viverci.

Mi hanno sempre affascinato i racconti di come è iniziata Ananda: l’entusiasmo che Swami e un piccolo gruppo di giovani pionieri hanno avuto per costruire la prima comunità nel 1969 in California, nei pressi di Nevada City; la flessibilità che hanno avuto nel lasciare case confortevoli per vivere in tipì, roulotte o semplici ‘case’; l’umiltà di imparare a lavorare la terra per procurarsi il cibo e la creatività di iniziare piccoli business di incensi e barrette energetiche per creare delle piccole entrate con cui far crescere la comunità.

Ho sempre ammirato come Swami sia riuscito a mantenere sin dall’inizio una  vita semplice con alti ideali. Riguardo allo scopo di Ananda diceva: “Ci siamo uniti come una comunità di Spirito. Il nostro scopo principale è trovare Dio, attraverso la meditazione ed il servizio a Dio negli altri”.

Ora i tempi sono cambiati, viviamo in belle case con tutti i comfort, ci sono scuole di formazione basate sugli insegnamenti di Yogananda, persino imprenditorialità spirituale e case editrici che pubblicano magnifici libri su questo sentiero. Le comunità sono presenti in America, in Italia e in India e in molti altri luoghi. Tutto è cambiato ma la spina dorsale di Ananda è rimasta la stessa: Trovare Dio e servire gli altri.

Vivere in comunità per me è come vivere in una grande famiglia: ognuno ha il suo ruolo ma tutti sono sempre flessibili ad aiutare gli altri. È una crescita continua e, diciamocelo, non sempre facile: impari ad espandere i confini dalla tua piccola realtà a quella degli altri e, forse può sembrare strano da leggere, ma questo dà una gioia indescrivibile.

Personalmente credo sia una bellissima avventura di crescita esteriore ed interiore! Siamo tutti diversi, veniamo da Paesi, culture e lingue diverse, ma c’è un filo che ci accomuna siamo tutti: perseguire la realizzazione del Sé e diffondere gli insegnamenti di Paramhansa Yogananda agli altri.

Ma voglio entrare più nel dettaglio della mia esperienza. Cosa faccio qui, come passo le giornate? Domande che mi vengono spesso poste. Dunque, sono insegnante di Ananda Yoga e da un po’ sono stata coinvolta nella formazione dell’Accademia di Ananda Yoga, guido sadhana (lezioni di yoga) per gli ospiti e collaboro ai programmi di Living with Spirit indirizzati ai giovani.

Per me ora accogliere gli altri quando vengono ad Ananda è meraviglioso: vedo come cambia la luce nei loro occhi durante questi giorni, come si aprano e diventino più gioiosi, più liberi e sicuri di sé. Con i giovani in particolare mi commuove sempre vedere come spalanchino le porte alla speranza, ai sogni a ciò che il cuore desidera davvero fare. Alla fine della settimana sembrano quasi tutti più alti.

Ananda yoga nel tempio: un momento di confronto

Nei weekend ho iniziato a girare facendo intensivi di Ananda Yoga in altri centri Ananda, per portare a sempre più persone la luce di questi insegnamenti. Quest’anno si festeggiano i 100 anni da quando Yogananda è arrivato in Occidente, e in suo onore io e Ruby, anche lei residente ad Ananda, da prima di me, abbiamo iniziato un tour intitolato “Yoga, la scienza della felicità”. È un modo per sostenere i nostri fratelli yogici che hanno creato bellissimi centri yoga in diverse città d’Italia e che con grande determinazione portano avanti questa missione. Devo dire che non c’è gioia più grande di vedere i cuori toccati da questa luce, quanto le persone trovino la loro ancora in questi insegnamenti per vivere felici e quanto entusiasmo donino ogni volta anche a noi.

Oltre allo Yoga nella mia vita c’è lo shiatsu: una pratica di cui mi sono innamorata quando avevo 5 anni e che sento come un dono da condividere con gli altri. Ho una stanza in una casetta vicino ad Ananda che è dedicata al benessere di corpo, mente e anima, dove accolgo le persone della comunità e gli ospiti per i trattamenti.

Qual è dunque la mia giornata tipo? È difficile da descrivere perché ogni giorno è diverso dall’altro, ma c’è una cosa che li accomuna: non importa a che ora mi alzo dal letto, che siano le 05.30 o le 08.00, la mia giornata inizia sempre con il sadhana. Scaldo un po’ di acqua e limone, e inizio la giornata con gli esercizi di ricarica, un po’ di yoga e meditazione. E lo stesso succede alla sera, possono esserci mille incastri in una giornata ma non vado mai a letto senza aver avuto la mia pratica, prima o dopo cena.

Questo è lo scopo per cui siamo ad Ananda: progredire spiritualmente. Durante la giornata provo a portare con me la calma sperimentata nella meditazione, come dice Yogananda Calmo nell’attività e attivo nella calma”. Provo ad agire con sempre più consapevolezza in ciò che faccio, applicando gli insegnamenti di Yogananda nella vita quotidiana. Provo ad usare le diverse tecniche per farle mie, per esempio mentre guido una lezione di yoga o faccio un trattamento shiatsu provo a sentire che non sono io a farlo, ma mi rendo un canale per i Maestri e per un’energia più grande, senza essere attaccata al risultato (yogicamente si dice nishkam karma). Tra una cosa e l’altra, durante la giornata studio gli insegnamenti di Swami e Yogananda leggendo i loro libri e lasciandomi ispirare per creare il prossimo intensivo di Ananda yoga.

tramonto ad Ananda

Alla fine quel desiderio di fermarmi per un anno a leggere i libri di Swami e Yogananda si è trasformato in una meravigliosa realtà quotidiana e non solo in un momento di passaggio! Quello che sento perciò di condividere è che più vivo qui, più capisco che Ananda non è solo un luogo ma uno stato di coscienza, questi insegnamenti sono per tutti e il nostro compito come discepoli di Yogananda e allievi di Swami è di comprenderli interiormente e condividerli con più persone possibili affinché possano trovare gioia, pace e felicità interiori.

Così scrive Swami:

I membri, ovunque andranno, dovrebbero vedersi come canali di Dio e del raggio della luce divina che viene espressa attraverso Ananda. Dovrebbero comportarsi di conseguenza, con gioia, di certo, ma mai senza moderazione e sempre con il ricordo di Dio. Dovrebbero impegnarsi a proiettare consapevolmente la loro luce interiore, in modo che quella luce – vale a dire, la luce di Dio, attraverso di loro — possa toccare, a qualche livello, tutti quelli che incontrano.

Questa è la mia vita ad Ananda.

 

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