Un passo alla volta verso l’Unione

Sperimentiamo in questo periodo una forte tendenza alla separazione. La soluzione c’è: ricostruire l’unione dentro di noi, un po’ al giorno. Ecco i consigli di Sahaja, secondo gli insegnamenti di Kriyananda e di Yogananda.

di Sahaja Mascia Ellero

Uno degli aspetti positivi del particolare momento storico che stiamo vivendo è il grido che si sta levando quasi all’unanimità da coloro che seguono percorsi di Luce: “Basta con questa divisione, ritroviamo l’unione tra noi!!!”.

Questo desiderio di unione, come sappiamo, non è solo la conseguenza di una saturazione collettiva dopo tanti mesi di polemiche e separazione, ma un qualcosa di molto profondo, che nasce dalla memoria dell’unione con il Divino custodita nella nostra anima. È lo scopo stesso della vita, e l’essenza di qualunque sentiero di vero Yoga.

Non è, tuttavia, un qualcosa che possa necessariamente accadere da un momento all’altro, solo perché ci rendiamo conto di desiderarlo. Il grande gioco dell’esistenza è appositamente formulato per mantenerci il più a lungo possibile nella separazione… altrimenti finiremmo di giocare troppo presto! Di conseguenza, il sentiero verso l’Unione è spesso impervio e costellato di ostacoli e buche.

Una delle “buche” più insidiose, per lo meno nella mia esperienza, è la convinzione di poter sperimentare l’unione fuori di noi senza aver risolto la dis-unione dentro di noi.

Yogananda usava spesso l’immagine del nostro corpo come un regno abitato da tanti diversi “cittadini”, ognuno con le proprie abitudini, necessità e idee. Penso che ci siamo tutti resi conto che alcuni di questi “cittadini” (o, più semplicemente, alcune parti di noi) sono più problematici di altri, soprattutto quando sono nascosti nelle profondità del subconscio. Più sono nascosti, infatti, più ci condizionano. Quando, invece, vengono illuminati dalla luce della consapevolezza – anche attraverso lo yoga e la meditazione – possono cominciare a essere integrati, pacificati e ricondotti a quella dimensione di unità che tanto cerchiamo. Nella mia esperienza, finché rimaniamo frammentati dentro, continueremo a riproporre la frammentazione anche fuori. «Ricorda che il mondo, come uno specchio, si limita a restituirti il riflesso di ciò che sei» scrive Swami Kriyananda nel suo prezioso libro Vivere con saggezza, vivere bene (Ananda Edizioni).

Come fare, dunque, per raggiungere un’unione interiore più profonda? Ecco cinque passi che possiamo intraprendere con la guida di Yogananda e Swami Kriyananda. Se, leggendoli, la reazione che vi susciteranno sarà: “Ma… sono difficili!!!”, posso confermare per esperienza personale che sì, spesso lo sono… soprattutto in questo periodo! Tuttavia, come diceva Yogananda, noi siamo più forti di qualunque sfida!

1. Il primo passo, come sempre, è essere onesti con noi stessi. A volte, purtroppo, il sentiero spirituale ci porta nella direzione opposta: desideriamo così tanto raggiungere la meta della perfezione, della pace, dell’unione e così via, che cominciamo a nascondere sotto il tappeto le parti di noi che non sono all’altezza. Vi è mai capitato? A volte le nascondiamo così tanto da dimenticarci che esistono, finché non diventano così grandi, sotto quel tappeto, da farci inciampare rovinosamente. «L’autoanalisi è la chiave del successo» ci ricorda Yogananda. Non è ignorando l’esistenza delle nostre imperfezioni che possiamo risolverle, perché prima o poi vengono comunque a galla per essere affrontate. E, sovente, vengono a galla sotto forma di proiezioni: quello che non vogliamo vedere in noi stessi lo vediamo riflesso, e amplificato, negli altri. E questo non favorisce certo l’unione ma, piuttosto, il giudizio e la separazione!

2. Il secondo passo (e anche qui mi viene da dire “come sempre”) è l’accettazione. Non siamo dei monoliti, fatti tutti di pace o tutti di disarmonia, tutti di amore o tutti di discordia, tutti di positività o tutti di negatività. Siamo composti di tanti strati e sfumature. Racchiudiamo in noi alcune parti estremamente evolute e altre che sono rimaste infantili e bisognose; alcune già forti e luminose e altre che sono ancora danneggiate e autosabotanti. Una metafora di Swami Kriyananda nel suo libro Perché non adesso? (Ananda Edizioni) si applica molto bene a questo processo di accettazione interiore:

«Quando guidi in autostrada, ci sono molte automobili davanti a te e altrettante dietro di te. Concentrati serenamente sulla tua destinazione».

Quanto più riusciremo ad accogliere e a sentirci a nostro agio con questa realtà, e cioè che ci sono aspetti di noi più “avanti” e altri più “indietro”, tanto più potremo riconoscere e accettare la stessa realtà anche negli altri. E potremo sentirci più uniti a loro, in questa condizione che ci accomuna.

3. Il terzo passo è quello per cui dobbiamo, forse, allenarci un po’ di più, perché richiede un equilibrio niente affatto scontato. In tutto questo processo di riconoscimento e accoglienza, infatti, dobbiamo fare attenzione a non concentrarci troppo sulle parti negative, per non rafforzarle. Sempre in Perché non adesso?, Swami Kriyananda scrive:

«La luce, e non la preoccupazione per l’oscurità, è l’antidoto all’oscurità stessa. Cerca soluzioni: non concentrarti sui problemi. Promuovi la bontà: non essere un cavaliere errante alla ricerca del male da distruggere».

Ancora una volta, questo si applica sia ai nostri cittadini interiori, sia a coloro che ci circondano. In questo senso, un po’ di “miopia” o una “cattiva memoria” per le imperfezioni nostre e degli altri può essere un toccasana: vediamo quel che c’è da vedere, ne facciamo tesoro, e ci divincoliamo il più presto possibile dai giudizi, dai sensi di colpa e dalle recriminazioni, contro noi stessi e contro gli altri! Facile? Non sempre. Possibile? SiiiiÌ!

4. Un grande aiuto per compiere il passo precedente ci viene (“come sempre”!) dalla meditazione e dalle altre pratiche per elevare la coscienza. Una coscienza elevata, infatti, dimora automaticamente nella dimensione dell’Unione. Nella sua autobiografia, Il nuovo Sentiero (Ananda Edizioni), Swami Kriyananda descrive un’occasione in cui era stato colto da un persistente malumore:

«“Vi piace essere di malumore?” chiesi ai miei cittadini mentali.
«“No!” risposero tutti in coro, fatta eccezione per due o tre brontoloni nelle retrovie.
«“Allora benissimo, ragazzi, se la ragione non ce la fa, vediamo se cambiare il livello di coscienza sarà il trucco vincente”.
«Scesi nella mia “grotta” della meditazione e immersi la mente in profondità nel centro cristico, fra le sopracciglia. Bastarono cinque minuti perché il mio stato d’animo fosse così ispirato e positivo da non avere più bisogno di affermare nulla».

Non sempre possiamo ritirarci in una “grotta” (reale o simbolica) per meditare, ma possiamo sempre chiudere brevemente gli occhi, appoggiare il dito indice al centro della fronte, sull’occhio spirituale, e lasciare che la nostra energia e la nostra coscienza si elevino al di sopra del giudizio e della separazione.

5. Come ultimo passo – naturale conseguenza di quello precedente – vogliamo identificarci sempre più con la nostra natura divina. Perché solo in quella dimensione supercosciente, solo nella coscienza dell’Unità, potremo vivere un senso di vera unione con i nostri fratelli e sorelle, quali che siano le loro opinioni e i loro comportamenti. Yogananda ci ricorda:

«Fate sentire a tutti che siete un’immagine di Dio, non a parole, ma mediante il vostro comportamento. Accentuate la luce, e il buio non sarà più. […] Affermate ripetutamente, più e più volte: “Sono un figlio di Dio. Sono uno con Lui”».

Come benedizione per questo nostro percorso verso l’Unione, così importante e necessario per tutti noi soprattutto in questo momento, ecco una meditazione di Yogananda, dalle sue Praecepta Lessons:

«Dimentica la tua piccola vita isolata e considerati parte, d’ora in poi, della famiglia umana, un’onda della Vita universale. L’oceano stesso della Vita è divenuto questo tuo corpo. Chiudi gli occhi e medita, e osserva la tua coscienza espandersi attraverso le stelle e ogni parte del cielo e degli elettroni. Contempla la tua coscienza come un’onda di quell’onnipervadente mare di Coscienza Cosmica. Fai risorgere la tua anima dalla schiavitù del corpo e della mente e uniscila allo Spirito».

Possa questo tempo, con le sue sfide, sospingerci tutti verso la vera Unione, il vero Yoga!

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