Pasqua, il Passaggio / Easter, Passover

La Pasqua è un momento di passaggio dal buio alla luce, dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita: mai come quest’anno abbiamo l’opportunità di viverla

di Sanjaya David Connolly

“Nel mondo avrete tribolazione: ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

La festa che celebriamo ogni anno come Pasqua, Pascha, Pesach, Passover ha avuto origine nel cambio stagionale dall’inverno alla primavera e nella celebrazione del primo raccolto, ed è ancora calcolata sulla base dell’equinozio di primavera, che segna la rinascita o il risveglio della natura e la prevalenza della luce del giorno sull’oscurità. Venne per commemorare, come narrato nell’Antico Testamento (Esodo 12: 21-27), il “passare oltre” del Signore nelle case degli israeliti, la loro liberazione dagli egiziani e dunque il passaggio dalla schiavitù alla libertà. Oggi, nella maggior parte del mondo occidentale, commemora la narrazione del Nuovo Testamento della passione, crocifissione e risurrezione di Gesù e il suo passaggio dalla morte alla vita. In ogni caso, c’è un “passaggio” o una transizione da uno stato di sofferenza (oscurità, schiavitù, morte) a uno stato superiore (luce, liberazione, vita).

L’esperienza umana suggerisce che non è possibile evitare la sofferenza come mezzo per la crescita personale (e collettiva); per passare, cioè a uno stato più elevato (e più felice). Questa verità universale è incapsulata nell’antica massima greca, páthos máthos (chi ha sofferto ha imparato), ed è un concetto alla base di molte tragedie greche. Tuttavia, la tragedia di molta sofferenza umana non è tanto la sofferenza stessa, ma il fatto di non coglierla come opportunità per imparare. Un ritorno alla “normalità”, ad esempio, dopo la sofferenza collettiva che stiamo attraversando, sarebbe effettivamente una tragedia.

Ma perché la sofferenza dovrebbe essere un prerequisito per la crescita? Non c’è altro modo? Paramhansa Yogananda fece questa domanda al grande santo indiano, Ramana Maharshi:

PY: Perché Dio permette la sofferenza nel mondo? Non dovrebbe con la sua onnipotenza eliminarla con un colpo solo e ordinare la realizzazione universale di Dio?
RM: La sofferenza è la via per la realizzazione di Dio.
PY: Non potrebbe farlo diversamente?
RM: È questa la via. (Discorsi con Ramana Maharshi, 29 novembre 1935)

Va contro tutte le nostre credenze radicate e inculcate vedere la sofferenza non come una calamità ma come un’opportunità data da Dio per la crescita spirituale, eppure … è la via. C’è sempre una lezione da imparare dalla sofferenza e noi stessi siamo responsabili di quante volte dobbiamo soffrire allo stesso modo prima di apprendere la lezione e passare a una comprensione o stato di coscienza superiore. A volte la lezione è personale, a volte collettiva, come stiamo vedendo in questo periodo di sofferenza e, si spera, di transizione.

A livello personale, l’attuale crisi sanitaria, che ha costretto all’autoisolamento, al distanziamento sociale e al blocco delle attività, è per molti un momento di riflessione e di revisione, ma anche un momento in cui tutti hanno dovuto rinunciare a molte abitudini e attaccamenti. Un tempo, cioè, non per andare fuori ma per andare dentro, e un tempo in cui stare senza molte delle droghe quotidiane che usiamo consciamente e inconsciamente per anestetizzarci di fronte a quella domanda che ci affligge costantemente e che è fondamentale, domanda a cui nessun essere umano è immune: Chi sono? L’eterna ricerca di questo vero Sé e di una più alta consapevolezza del nostro posto nel mondo richiede un viaggio interiore simile al lungo e arduo viaggio degli israeliti attraverso il deserto per trovare la Terra Promessa. Ma “… Cercate e troverete” (Matteo 7: 7) insegnò Lui il cui “passaggio” si celebra nel mondo occidentale a Pasqua.

A livello collettivo, resta da vedere se le conseguenze economiche e sociali dell’attuale crisi sanitaria porteranno anche all’abbandono dei vecchi sistemi e a una rivalutazione di modelli di vita comunitaria. La revisione, cioè, di modelli di vita che hanno sempre e solo ostacolato la crescita spirituale individuale e collettiva e che ora, più chiaramente che mai, appaiono imperfetti e fuorvianti. Nessuno sa o può iniziare a prevedere quali potrebbero essere gli effetti a lungo termine dell’attuale crisi collettiva e se porterà a un “passaggio”, a una coscienza superiore di ciò che significa vivere in una comunità globale. Forse prima sarà necessaria ancora più sofferenza collettiva.

Come individui, tuttavia, possiamo farci carico del nostro destino. Tutti possiamo trarre vantaggio dalle vibrazioni di buon auspicio di questo tempo di Pasqua e dall’opportunità di riflettere che viene da questo momento di sofferenza per lasciarci alle spalle quelle abitudini e atteggiamenti che ci hanno trattenuto e ci hanno impedito di passare a un superiore (e più felice) stato di coscienza, o di “realizzazione di Dio” come dice Ramana Maharshi. Possiamo decidere, con tutta la nostra forza di volontà donata da Dio, di vivere d’ora in poi in armonia con il nostro sé superiore, supercosciente, e affermare insieme a Swami Kriyananda:

“Giuro da questo giorno in avanti di essere fedele al mio Sé superiore, supercosciente.
Di essere un canale di luce, di amore e di benedizione per tutti.
Di vivere nella gioia, non nel dolore; in verità, non nell’errore; nella vittoria, non nel fallimento.
E in tempi di avversità, di non dare la colpa a nessuno tranne a me stesso.
E poi, invece di incolpare altri, di accettare la responsabilità per cambiare, con l’aiuto di Dio”.

Se dovessimo farlo tutti, come Gesù, supereremmo le tribolazioni del mondo e sperimenteremmo una vera Pasqua-Passaggio, individualmente e collettivamente. Fatevi coraggio

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Original English text

PASSOVER

“In the world ye shall have tribulation: but be of good cheer; I have overcome the world.” (John 16:33)

The annual festival we celebrate as Pasqua, Pascha, Pesach, Passover had its origins in the seasonal change from winter to spring and the celebration of the first harvest and is still calculated on the basis of the Spring Equinox, which marks the rebirth or reawakening of nature and the prevalence of daylight over darkness. It came to commemorate, as narrated in the Old Testament (Exodus 12:21-27), the Lord’s passing over the houses of the Israelites, their deliverance from the Egyptians and the transition from bondage to freedom. Today, in most of the Western world, it commemorates the New Testament narrative of Jesus’ passion, crucifixion and resurrection and his passing from death to life. In each case, there is a “passing over” or transition from a state of suffering (darkness, bondage, death) to a higher state (light, liberation, life).

Human experience suggests there is no escaping suffering as a means for personal (and collective) growth; for passing over, that is, to a higher (and happier) state. This universal truth is encapsulated in the ancient Greek maxim, páthos máthos (who has suffered has learned), and is a concept underlying many Greek tragedies. The tragedy, however, of much human suffering is not so much the suffering itself but the fact of not learning from it. A return to “normality”, for example, following the present collective suffering would, indeed, be a tragedy. But why should suffering be a prerequisite for growth? Is there no other way? Paramhansa Yogananda asked this question of the great Indian saint, Ramana Maharshi:

PY: Why does God permit suffering in the world? Should He not with His omnipotence do away with it at one stroke and ordain the universal realisation of God?
RM: Suffering is the way for the realisation of God.
PY: Should He not ordain it differently?
RM: It is the way. (Talks With Ramana Maharshi, November 29th, 1935)

It goes against all our ingrained and inculcated beliefs to view suffering not as a calamity but as a God-given opportunity for spiritual growth, and yet… it is the way. There is always a lesson to be learned from suffering and we ourselves are responsible for how many times we have to suffer in the same way before learning the lesson and passing over to a higher understanding or consciousness. Sometimes the lesson is a personal one, sometimes a collective one, as we are seeing now in this time of world suffering and, hopefully, transition.

On a personal level, the present health crisis forcing people into self-isolation, social distancing and lockdown has been, for many, a time for reflection and re-evaluation, but also a time in which everyone has had to relinquish many daily habits and attachments. A time, that is, for not going out but going in and a time without recourse to many of the daily drugs we consciously and unconsciously use to anaesthetize ourselves when faced with that constantly plaguing and most fundamental of questions to which no human being is immune: Who am I? The eternal quest for this true Self and for a higher consciousness of our place in the world requires an inner journey rather like the Israelites’ long and arduous journey through the wilderness to find the Promised Land. But “…seek, and ye shall find” (Matt. 7:7) taught the one whose “pass-over” the Western world celebrates at Easter.

On a collective level, it remains to be seen whether the subsequent economic and social consequences of the current health crisis will also precipitate a relinquishing of common attitudes and a re-evaluation of models for community living  that have only ever impeded individual and collective spiritual growth and that now, more clearly than ever, appear flawed and misguided. No one knows or can begin to predict what the long-term effects of the present collective suffering may be and whether it will bring about a “passover” to a higher consciousness of what living in a global community means. Perhaps more collective suffering will be necessary first.

As individuals, however, we can take charge of our own destiny. We can all take advantage of the auspicious vibrations of this time of Passover and of the opportunity for reflection from this time of suffering in order to leave behind those habits and attitudes that have held us back and prevented us from passing over to a higher (and happier) state of consciousness, of “God-realisation” as Ramana Maharshi puts it. We can resolve, with all our God-given willpower, to live henceforth in keeping with our higher, superconscious self, and affirm together with Swami Kriyananda:

I vow from this day forth to be true to my higher superconscious self
To be a channel of light, of love, and blessing for all
To live in joy, not sorrow; in truth, not error; in victory, not failure
And in times of adversity, to blame no one but myself
And then, instead of blame, to accept responsibility, with God’s help, for changing myself

If we were all to do this, we would, like Jesus, overcome the tribulations of the world and experience a true passover individually and collectively. Be of good cheer….

Further reading: Swami Kriyananda, Awaken to Superconsciousness, Gurgaon: Ananda Sangha Publications, 2006. Walters, J. Donald, Hope for a Better World! The Small Communities Solution, Nevada City: Crystal Clarity Publishers, 2002.

 

 

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