Karma, libero arbitrio, fato e pianeti

A volte facciamo fatica ad accettare ciò che il destino ci riserva, ma la legge del karma insegna che non c’è nulla che non sia conseguenza delle nostre azioni. Ecco un bel racconto del nostro astrologo Mauro, che include un pappagallo.

di Mauro Grande

PROLOGO

“L’Astrologia è lo studio della reazione dell’uomo agli stimoli planetari. Gli astri non provano alcuna consapevole benevolenza o animosità: si limitano ad emettere radiazioni positive e negative. Di per sé, queste non aiutano né danneggiano l’umanità, ma fungono da legittimo strumento affinché nel mondo esterno possano operare quegli equilibri di causa ed effetto che ogni essere umano ha attivato nel passato”  – Swami Sri Yukteswar.

LA STORIA

Indra è il Re degli Dei. Il suo regno è il paradiso astrale, dove tutto è bello e perfetto. Swami Sri Yukteswar fornisce questa descrizione: “L’universo astrale, formato da varie vibrazioni sottili di luce e colore, è centinaia di volte più vasto del cosmo materiale. Il mondo astrale è infinitamente bello, pulito, puro e ordinato. Non vi sono pianeti morti o terre desolate. Le imperfezioni della terra (le erbacce, i batteri, gli insetti, i serpenti) non esistono. Privi delle variazioni climatiche e stagionali che si verificano sulla terra, i pianeti astrali mantengono la temperatura costante dell’eterna primavera con, di tanto in tanto, brillanti, candide nevicate e piogge di luci multicolori. I pianeti astrali sono ricchi di laghi opalini, mari scintillati e fiumi dei colori dell’iride”.

Questa è la dimora di Indra. Non esistono la malattia o la vecchiaia, e la morte è un’eventualità lontana. Anche gli esseri astrali muoiono ma “l’arco di vita nel mondo astrale è molto più lungo rispetto a quello sulla terra”. Tra le tante ricchezze e stravaganze presenti nel regno di Indra, vi era una volta un certo pappagallo al quale il Re degli Dei era particolarmente affezionato. Un certo giorno Indra ebbe un pensiero: in un momento vicino o lontano nel tempo, il suo pappagallo sarebbe morto. Non volendo essere colto alla sprovvista dall’evento, decise di scoprire quando il pappagallo era destinato a morire.

Così Indra si recò con il pappagallo da Brahma, il creatore dell’universo (e anche del pappagallo…), e pose la sua questione. Brahma rispose: “Il mio lavoro è creare. Non è mio compito decidere la durata della vita. Ma hai posto una buona domanda e sono interessato a conoscere la risposta. Vishnu è colui che sostiene e fa durare le cose; andiamo a chiedergli per quanto tempo conserverà la vita al pappagallo”.

Brahma, Indra e il pappagallo si trovarono alla presenza del beato Vishnu e posero la loro domanda. Vishnu rispose: “Il mio lavoro è solo quello di preservare. Il Signore Shiva è incaricato di porre fine alla vita; dovreste chiedere a lui. Ma dato che me lo fate notare, questa è una buona domanda. Verrò con voi da Shiva per ascoltare la risposta”.

Brahma, Vishnu, Indra e il pappagallo entrarono alla dimora di Mahadeva e posero la domanda.  Shiva rispose: “Sì, è vero che pongo fine alla vita degli esseri viventi, ma io uccido in base ai dettami del Fato (Vidhata).  Il Fato decide chi deve morire e quando. Comunque hai sollevato una buona domanda e anch’io vorrei sapere quando il pappagallo morirà. Andiamo insieme a far visita al Fato, lui ce lo dirà”.

Brahma, Vishnu, Shiva, Indra e il pappagallo giunsero alla dimora del Fato. Prima che le nocche della mano di Indra potessero bussare sul portone, una voce dall’interno tuonò: “Prego, entrate!”

Le presentazioni erano inutili. E mentre Indra si apprestava a porre la sua domanda, il Fato lo interruppe: “Dai un’occhiata al pappagallo!”. Era morto stecchito!

Indra fu sopraffatto dal dolore, ma il Re degli Dei decise che avrebbe pianto in un secondo momento, altrove, da solo. Risoluto più che mai ad avere delle risposte, stava per porre la domanda ma ancora una volta il Fato lo anticipò: “Ancora prima che tu arrivassi, io conoscevo la tua domanda! Nel libro del destino era scritto che il pappagallo sarebbe morto quando Brahma, Vishnu, Shiva e Indra sarebbero apparsi contemporaneamente davanti a me e, come tu stesso hai potuto constatare, il pappagallo è morto nel preciso istante in cui voi siete arrivati alla mia presenza. Ma niente di tutto ciò sarebbe accaduto se tu, Indra, non avessi accettato quel pensiero iniziale. Se tu non avessi voluto sapere quando il pappagallo sarebbe morto, esso sarebbe rimasto in vita per l’eternità.

Ma è poiché era giunto per il pappagallo il tempo di morire, che il karma del pappagallo ti ha influenzato e ti ha spinto a porti la domanda. E tu hai agito di conseguenza. Questo è tutto!” Brahma, Vishnu, Shiva e Indra se ne tornarono a casa a meditare sulla lezione ricevuta.

EPILOGO

Il Fato non crea nulla dal nulla, non può agire da solo. Il Fato raggruppa e mette in connessione tutte le influenze karmiche che hanno un impatto sulla vita di un individuo e ne scaturisce la sequenza degli imminenti stimoli che vengono consegnati al destinatario per mezzo dei Nove Pianeti.

“Prima di agire tu sei libero. Ma una volta agito, le conseguenze di quell’azione ti seguiranno ovunque” – Paramhansa Yogananda

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