Il lato femminile di Dio

India 3. Visita al tempio di Mookambika, luogo di pellegrinaggio di molti artisti, dove puoi entrare in contatto con il potere creativo dell’energia divina.

di Giulia Calligaro

Gira le spalle al centro di Kollur, nel distretto di Udupi in Karnataka, percorri una strada di sabbia rossa che divide in due scriminature l’alta giungla a palme e baniani, prendi la rotta dell’antico tempio di Mookambika: e sentirai presto venirti incontro un’energia potente e nuova. In molti angoli dell’India vieni proiettato direttamente nel backstage del creato, lì dove si origina il film cosmico della vita, come lo chiama Yogananda. Ma, come la luce del proiettore si divide in uno spettro di colori e dà vita a varie forme, così anche il raggio divino si espande in aspetti e qualità diverse. Nel sito sacro di Mookambika la qualità è, intensa come non l’avevo ancora mai sentita prima, quella di SHAKTI: il volto femminile di Dio. A questa forza, infatti, si deve la spinta propulsiva che partorisce dall’energia la realtà. A lei, dunque, la creazione e la creatività. Per questa ragione molti artisti indiani ambiscono a fare almeno una volta nella vita il pellegrinaggio a questo tempio e a ricevere dalla Dea la benedizione per la propria arte.

Di tutte le tradizioni religiose del mondo, è solo nell’induismo che si fa un ampio culto della divinità nella forma femminile. Le dee femminili sono considerate addirittura più potenti rispetto alle loro controparti maschili. Shakti in India è sinonimo di “potere” o di “energia”, Shiva, il suo corrispettivo maschile, sarebbe completamente inattivo senza Shakti. Le sue principali manifestazioni sono le divinità Lakshmi, Sararwati, Parvati, Kali, Durga. Ovvero prosperità, bellezza e conoscenza, potenza, maternità e natura. E i Veda raccontano come la Devi Shakti, in tutte le sue forme, sia diventata ancora più forte ogni volta che si è dovuta misurare con i misfatti di un demone. Questo è successo anche alla Dea Mookambika che, secondo la mitologia indù, sconfisse il demone Kamhasura portando con sé i poteri di tutte le dee, e in particolare di LAKSHMI, SARASWATI, PARVATI. Per questo aspetto triplice, l’antico tempio che la consacra è considerato uno dei più importanti luoghi di culto dell’energia femminile divina.

Il tempio risale a circa 1200 anni fa, secondo le fonti sorse per volontà di un grande santo, Adi Shankaracharya, che chiese alla Dea di risiedere in questo luogo, alle pendici delle alture dei Ghats occidentali, più o meno a 135 chilometri di distanza dalla città di Mangalore. Il luogo, per quanto molto noto, mantiene intatte purezza e genuinità, e non è ancora meta di turismo spirituale: ma di vera spiritualità. Frequentemente si incontrano famiglie con bambini, perché uno dei rituali più noti che vi vengono svolti è la cerimonia delle “Prime lettere”: un’offerta a Mookambika nell’aspetto di Saraswati, ovvero alla conoscenza, per dare buon esito agli studi degli aspiranti scolari. Ma, a ben vedere, qui tutto è una sorta di primavera, di inizio e germoglio delle cose a venire. Un sentire di gioia pulita, di meraviglia ed entusiasmo. Questo mi è sembrato di sentire.

E come sempre in India, andando sotto all’epidermide delle sensazioni, trovi nuove opportunità di crescita e di espansione. Accade di solito quando non stai attendendo nulla e si rende visibile quello che è naturale. È stato così, per me, durante i rituali della sera, mentre centinaia di pellegrini si riunivano intorno al perimetro del tempio, sotto il porticato interno, per entrare e avere il Darshan (la visione divina, ndr) della Dea, fino a formare una processione dietro a baldaccchini ostensori. I nostri passi tracciavano linee squadrate (il simbolo di Shakti è quello che tristemente fu poi evocato dal nazismo con la svastica, ed indica il movimento dell’energia, ndr) e all’improvviso qualcosa è andato oltre all’individualità e alla separazione. Insieme avevamo messo in moto qualche cosa, qualcosa che passava attraverso i corpi ma non era più corpo: ho intuito per un istante come ognuno di noi sia cellula del cosmo e come in ogni cellula ci sia la creazione di mondi. Un atto che è sempre possibile e attuale se non lo confiniamo nel piccolo perimetro della mente e dello sforzo personale.

Shakti, ho compreso, è viva in noi quanto più ci facciamo da parte e la lasciamo passare. Proprio come accade nell’arte più vera: in cui l’artista non è il responsabile della bellezza, ma solo il canale da cui la bellezza universale, che già esiste ed è patrimonio comune, può discendere e manifestarsi. E questo vale anche per la più piccola cosa che vogliamo realizzare: noi possiamo mettere il seme della volontà, renderci disponibili a farla manifestare, poi però dobbiamo togliere ogni attaccamento e lasciare che il processo creativo accada, se è giusto e nei modi in cui deve avvenire, senza andare ogni istante a controllare se il seme stia fiorendo. Nello yoga questo lo possiamo ritrovare nei suoi due aspetti: uno attivo, in cui ci si dispone nell’asana o si pratica un pranayama, e uno passivo, in cui, una volta allineati il corpo e i canali energetici, si lascia che il soffio divino agisca dentro di noi, crei e trasformi. Ancora una volta Shiva e Shakti, la perfezione del piano  di Dio che si specchia in ogni cosa!.

Esercizio per percepire l’energia femminile divina.

PRANAYAMA NELLA SPINA DORSALE

Mettiti in una posizione comoda e inspira vigorosamente con il diaframma attraverso il naso contando fino a 8, con la forza della concentrazione visualizza una corrente di energia che sale lungo la spina dorsale. Prova a sentire che con l’inspirazione stai attirando verso l’alto un forte fiume di energia (parte attiva). Poi trattieni il respiro contando fino a 8 e guarda intensamente nel punto tra le sopracciglia. Infine espira contando fino a 8, e senti l’energia che discende dentro di te e dal centro riempie di grazia e di forza creativa ogni tua cellula (parte passiva o femminile). Ripeti da 6 a 12 volte.

 

 

 

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