Il tuo vero bene è anche il bene del mondo

Si parla di ripartire: ma qual è il modo in cui ciascuno di noi può contribuire a ricostruire un mondo migliore? La legge del Dharma dice che compierti nella tua autenticità è il bene più grande che puoi fare per tutti.

di Shraddha Giulia Calligaro

È meglio compiere imperfettamente il proprio Dharma, che perfettamente il Dharma di un altro – Bhagavad Gita

Ora che il mondo sta riaprendo, con prudenza, guardando al tempo breve che sta davanti, c’è una domanda che potremmo porci: come possiamo fare buon uso di questo anno e oltre che ha rovesciato tutte le nostre aspettative? È sufficiente ripartire come prima, ripristinare la “normalità”?

Personalmente ho notato che anche solo un decimo delle reinvenzioni e dei cambiamenti a cui mi hanno portato questi mesi mi sarebbero sembrati inaffrontabili prima, e senza questo sradicamento inatteso per comodità avrei probabilmente continuato a sognare di farli, restando intanto arroccata ad una situazione non perfetta ma nota, piuttosto che intraprendere un rinnovamento desiderato ma ignoto.

Mi chiedo allora se siamo stati messi tutti di fronte anche a una grande opportunità, che ora è tempo di mettere a frutto. Ovvero, in mancanza di ogni sicurezza, di decidere non più in base a quello che ci richiede il mondo esterno, ma in base a quello che ci richiede il mondo interno. Alla fine, quindi, di diventare la versione più autentica di noi.

Questo allineamento con la nostra vera natura nella filosofia yogica è chiamato “Dharma”, una parola sanscrita che ha molti significati, come: legge, regola, osservanza del dovere. La radice “Dhar” è la stessa, per chi è esperto degli 8 passi di Patanjali, di “Dharana”, la “concentrazione”, a significare ciò che supporta, oppure l’intelligenza universale che guida ogni cosa. Per comprendere come questo ritorni al discorso del nostro metterci in viaggio verso la nostra vera missione, dobbiamo fare prima un passo indietro.

Ripartiamo dal concetto di anima. Negli scritti vedici, si dice che l’anima è completa, intera ed eterna. In uno stato di perenne unità con l’Universo. Ugualmente però desidera esprimersi pienamente e far fiorire la propria natura divina. L’anima, o ATMAN, com’è chiamata in sanscrito, ha infatti due aspetti. Il primo è il PARA-ATMAN, dove PARA significa supremo, è l’aspetto universale dell’anima. Accanto a questo c’è il JIVA – ATMAN, ovvero il suo aspetto individuale. In questo modo i Veda ci insegnano che ciascuno di noi è universale e anche unico, e in questa unicità viene incluso anche uno scopo specifico che ognuno è chiamato a compiere.

Così come il bulbo del tulipano dovrà fiorire in un tulipano secondo le leggi universali dharmiche che sorreggono il cosmo, allo stesso modo la nostra anima individuale dovrà far fiorire la propria natura. Ma attenzione: anche il Dharma ha un aspetto generale, per il quale siamo tutti chiamati ad osservare le leggi universali (il nome originale dell’Induismo era Sanatan Dharma: la legge universale), e un aspetto individuale, nel quale ciascuno di noi è chiamato a compiersi, proprio come quel bulbo di tulipano è divenuto il fiore che conteneva.

Di più: la legge del Dharma ci dice che il nostro meglio come individui è necessariamente anche il meglio per l’universo, e perciò è fondamentale vivere in armonia con il proprio Dharma se vogliamo costruire un mondo migliore. Quando agiamo secondo le aspirazioni più alte, infatti, mettiamo a posto anche il mondo: questo è anche il principio dello yoga. Nella Bhagavad Gita si legge: “Il compimento è realizzato allineando il modo in cui agisci, pensi e parli con l’intelligenza infinita. Dall’altra parte, soffrire è il risultato del vivere non in armonia con questa intelligenza universale”.

Ovvero, la felicità a lungo termine di tutti, dipende dal fatto che tu occupi nel mondo il posto che tu, e solo tu, potresti occupare. E non si parla solo della professione, che più spesso è il mezzo con cui noi esprimiamo il nostro talento che la precede: ma di un profondo ascolto della voce della nostra anima.

Ti propongo allora questo ESERCIZIO per provare a sintonizzarti con la tua potenzialità più alta. Leggi o ascolta questa meditazione:

Mettiti seduto o a gambe incrociate ed entra brevemente in meditazione. Osserva il respiro nelle narici senza controllarlo, e porta l’attenzione al punto in cui i due flussi del respiro, a destra e a sinistra, confluiscono al centro tra le sopracciglia. Senti come progressivamente l’osservazione porti presenza in questo centro. Una presenza che potresti percepire via via come luce. Nello schermo luminoso della fronte prova ora a riportarti a un momento della tua vita e di quest’ultimo anno in cui, nonostante ci fosse una forte sfida a metterti alla prova, sei riuscito a restare nel tuo potere interiore, a stare più in alto della sfida stessa. Rivedi cosa succedeva, cosa provavi, come ti sentivi. Cerca più dettagli possibile.

Piano piano poi esci dalla meditazione e scrivi velocemente, senza staccare la penna dal foglio, quello che hai provato: non tanto i fatti, ma le sensazioni, come una poesia. Prendi una pausa e rileggi quello che hai scritto. Ci sono alcune parole rivelatrici in cui senti accendersi una gioia interiore? Lì c’è l’impronta digitale della tua anima e tutto il bene che potresti fare in questo momento per te e per un mondo migliore.

Buona fioritura

Se ti è piaciuto questo articolo forse potrebbe piacerti il libro dello stesso autore Esercizi di felicità: Esercizi di felicità – Pratiche quotidiane per il corpo e il cuore (anandaedizioni.it)

 

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2 commenti

  1. Grazie carissima le tue parole hanno ispirato questo nuovo periodo …
    Che sta ricominciando in modo diverso..
    Shanti

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