Surya namaskar e il divino in ogni cosa.

India 2. Namasté e Namaskar: la scienza dello yoga ci invita ad inchinarci alla sorgente infinita, nel sadhana e nella vita.

di Giulia Calligaro

Nel distretto di Kannur, in Kerala, dove mi sono spostata da qualche giorno, l’India è più indiana e realista, e io sono una delle poche straniere a cercare la luce nelle spiagge selvatiche che si aprono all’Oceano indiano con onde fragorose. Qui, dove il creato si dà così generosamente, diventa particolarmente significativo iniziare il giorno con il saluto al sole: una pratica che cerco di portare ovunque con me. Surya Namaskar riflette nello yoga un costume che è presente nella vita quotidiana di questo immenso, sacro Paese: salutare il divino che c’è dentro le persone e dentro ogni cosa. Se incontri qualcuno, verrai accolto dalle mani raccolte in preghiera e un inchino del capo, mentre viene pronunciato il famoso Namasté: saluto il divino in te.

Quando questa apertura non è presente, l’altro non viene incontrato con il cuore: viene incontrato con la mente. E la mente in automatico giudica, classifica, ha bisogno di delimitare di dare forme per poter controllare, per mettere a tacere la paura di ciò che è diverso. Consciamente o inconsciamente, per strada, in ufficio, a casa, quando incontri qualcuno, la mente manda subito il messaggio: questa persona mi piace, oppure questa persona non mi piace. Mi è simpatica, mi è antipatica, ha fatto questo, mi hanno riferito quest’altro. Tutti giudizi che vengono dalle esperienze passate e che non permettono di incontrare qualcuno nel momento presente, per quello che è veramente quando l’incontro avviene. Quindi non permettono alla vita di offrire le sue infinite potenzialità.

Se invece inchini la testa, congiungi le mani al cuore e dai all’altro il Namasté, stai riconoscendo che dentro di lui c’è qualcosa che va oltre al corpo che vedi e alle esperienze che hai già fatto. Le tue classificazioni scadono mentre riconosci la fonte della creazione dietro a ognuno. Così funziona il Namasté. E questo riconoscimento vale per ogni forma del creato: dietro le onde del mare, l’erba che costeggia la spiaggia, i cani che la percorrono al mattino, gli uccelli che vengono a pescare, dietro tutte queste cose agisce il piano della creazione, ed è più grande di noi, per vederlo davvero non dobbiamo analizzarlo, dobbiamo guardarlo da dietro gli occhi chiusi, in un inchino in cui diventiamo un’offerta per il creatore che si manifesta nella moltitudine di tutte le creature. Così, quando lo vedi in ogni cosa, lo riconosci anche dentro di te. Il saluto al sole diventa allora proprio questo connettersi direttamente con la sorgente della luce e della vita divina.

Dare il Namasté, o Namaskar, non è solo un aspetto culturale indiano: dietro c’è una vera scienza. Infatti, quando congiungi i palmi delle mani davanti al cuore, stai facendo un particolare sigillo di energia: un mudra. Al centro dei nostri palmi c’è un centro energetico, uno a sinistra e uno a destra, che corrispondono anche alle nostre due polarità. Nel momento in cui li unisci, e li avvicini all’energia del cuore, stai rendendo più leggere le opposizioni e le separazioni: stai riconoscendo che la vita è una, dentro a ognuno. E questa scienza diventa tanto più evidente quando fai Surya Namaskar: una serie di 12 posizioni, o asana, legati dal respiro, che inizia e finisce in pronam, con le mani a preghiera. Sostanzialmente una serie di piegamenti in avanti e di piegamenti all’indietro: un’alternanza di consegna del proprio ego, che è quello che ama giudicare, e di apertura per far brillare la luce di un più alto Sé, l’unico che può davvero riconoscere e incontrare il divino.

Nell’Ananda Yoga, dove Swami Kriyananda ha portato nell’Hatha Yoga tradizionale la potente tecnica delle affermazioni di Yogananda per sincronizzare corpo, mente e anima, prima di eseguire il saluto al sole si pronunciano queste parole: «Mi inchino al sole, al risveglio della luce interiore, all’alba di una nuova coscienza in tutti gli esseri». Parole con cui si entra in questo piano più alto della vita e con cui si dà il proprio assenso a cooperare con questa forza vitale più grande. Perché nel Namasté e in Surya Namaskar esiste anche questo significato profondo: da solo non posso cambiare il mondo, non posso fermare una guerra, non posso neppure cambiare gli altri, ma posso portare un po’  di luce in questo piano terreno se la accendo in me stesso, se la riconosco dentro ognuno e in ogni cosa.

Prova questa potente tecnica di trasformazione praticando 3 o 6 saluti al sole al mattino: vedrai che il sole di un profondo senso di unione può sorgere, al di là di ogni circostanza, ogni giorno. Che ogni giorno, come diceva una grande figura del Novecento, Etty Hillesum, puoi fare la pace del mondo in te stesso.

Ecco i primi otto asana di Surya Namaskar. Prosegui poi con Banarasana, portando avanti la gamba che sta dietro, Padahastasana, Hasta Uttanasana, e di nuovo porta le mani a preghiera.

Tecnica di SURYA NAMASKAR nell’Ananda yoga:

Ripeti: Mi inchino al sole, al risveglio della luce interiore, all’alba di una nuova coscienza in tutti gli esseri. 

Parti in piedi con le mani al cuore in Pranamasana. Inspirando, porta le mani in alto e piegati all’indietro dal dorso ed entra in Hasta Uttanasana. Quindi espira e piegati in avanti dalle anche con la spina dorsale dritta, entra in Padahastasana. Inspirando, fai un passo indietro con il piede sinistro ed entra in Banarasana (il ginocchio può essere sollevato o a terra). Espira, porta le mani a terra, vai indietro anche con il piede destro ed entra in Chaturanga Dandasana o l’Asse. Trattenendo il respiro, scendi con ginocchia, petto e mento in Ashtanga Namaskar. Inspirando, sollevati dal dorso in Bhujangasana, il Cobra. Espirando, entra in Adho Mukha Shvanasana. Inspirando, ritorna avanti con il piede sinistro di nuovo in Banarasana. Espirando, porta avanti anche il piede destro ed entra in Padahastasana. Inspira e sollevati ancora in Hasta Uttanasana. Con l’espirazione, ritorna in Pranamasana. Ripeti dall’altro lato per concludere un ciclo, e completa almeno 3 cicli: il primo dedicalo al corpo, il secondo a percepire l’energia, l’ultimo a sentirti tutt’uno con la Luce che brilla nella tua anima e in ogni cosa.

 

 

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