L’arte di cambiare programma (all’epoca del Coronavirus)

Le circostanze sono sempre neutre: sta a noi trarne il meglio sempre. Ecco il racconto di un’insegnante di yoga a riposo forzato.

di Francesca de Luca

E alla fine è arrivata anche a Roma, come c’era da aspettarsi,  la vita sotto tutela speciale, per il Coronavirus. E se oggi avrei voluto scrivervi del coraggio di cambiare (inteso come coraggio di lasciare un posto di lavoro che non ci soddisfa più o di interrompere una relazione che non funziona, piuttosto che di trasferirsi in un’altra città), non posso che parlare, invece, del coraggio di accettare i cambiamenti che non dipendono dalla nostra volontà.

Avevo iniziato a scrivere in un giorno di marzo, dopo una giornata di messaggi e telefonate volti a capire se le lezioni di yoga andassero sospese o si potesse andare avanti, rispettando uno spazio di sicurezza tra un tappetino e l’altro. Alla fine, la decisione più sensata era apparsa quella di sospendere le pratiche, per allinearsi alle direttive nazionali, che pure il centro di Ananda di Assisi aveva deciso di seguire. Mentre finivo l’articolo, non c’era neppure da porsi il problema della scelta: tutto doveva essere chiuso. Tutta l’agenda era cancellata.

Ed è proprio questo l’effetto più tangibile dello “tsunami Coronavirus”: tutti i programmi saltano, tutto ciò che avevi in mente di fare (lavoro, meeting, palestra, viaggi, uscite con gli amici, ecc.) improvvisamente ti sembra negato e ti costringe a ripensare le tue giornate. Cosa fare? Come sempre è opportuno ricordarsi che ogni cosa che accade è “neutra”, come insegna Yogananda, ovvero è ciò che è, senza una connotazione positiva o negativa: siamo noi che con la nostra mente, la nostra interpretazione e le nostre scelte possiamo leggere i fatti con un segno più o un segno meno davanti.

Nello specifico mi si apre uno scenario di almeno 3 settimane libere, totalmente inaspettato, e ho due possibilità:

LAMENTARMI di tutte le lezioni che salteranno e dei soldi che perderò (infatti, come tutti coloro che insegnano yoga o, in generale, tutti i liberi professionisti, non ho ferie, malattie e nemmeno contributi pagati)

ACCOGLIERE questa situazione come un’opportunità per cambiare la mia routine quotidiana, fare cose che mi piacciono e spesso non ho il tempo di fare, dedicarmi ad attività che rimandavo da mesi e persino a qualcosa che non ho mai fatto.

Tra le due, sicuramente ho già scelto la seconda via e ne sono anche quasi entusiasta, non lo nego! Lo spazio vuoto che, paradossalmente, ci sta regalando questa epidemia, è uno spazio creativo che ha un potenziale enorme, perché ci permette di sperimentare uno stile di vita diverso, di rallentare e di scegliere davvero come riempire il nostro tempo e di cosa nutrire la nostra anima.

Per questo ho deciso di tenere una sorta di diario della “quarantena”, anche se tecnicamente non è un vero isolamento, per documentare le scelte che farò nei prossimi giorni e osservare quale effetto avranno su di me, e testimoniare che anche da un’esperienza apparentemente negativa si può trarre del buono e sentirsi ispirati a vivere meglio e più pienamente.

Ci risentiamo più avanti, con l’augurio che ognuno di noi possa, anche in questo momento delicato, donarsi giornate piene, gioiose ed elevanti nel proprio spazio domestico, in città o in mezzo alla natura, seppur a debita distanza dagli altri e con un gel disinfettante sempre in tasca, s’intende!

Om shanti

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