Magnetismo interiore per il mondo che verrà

Mi impegno a costruire un mondo migliore, costruendolo dentro di me. Ad esempio indirizzando e potenziando il mio magnetismo.

di Pandava

Per qualche tempo mi sono focalizzato sui chakra, mi ci sono immerso, visualizzando posizione, colore, caratteristiche elementi correlati; più e più volte facendo fluire l’energia in essi. Ma i chakra possono essere visti anche come limiti, il movimento da e verso essi è movimento, persino il pensiero, nel suo cangiare, è mobile. Ma allora, dov’è l’immobilità? dov’è l’abbandono della materia, della mente? Come andare oltre?

L’oltre, il mio passo per questo nuovo anno, è nel non perdersi in rivoli di dettagli. Percepire l’essenza di ciò che sto scrutando unendolo alla situazione in cui sono. Soffermarsi sul suono, le luci e gli odori, esteriori, per proiettarli dentro e viverli attraverso i sensi astrali correlati con essi. Cercare di racchiudere tutto il sentire in un solo bozzolo, per poi, volendo, viverlo attraverso le sensibilità dei diversi chakra. Più che un muoversi attraverso ida, pingala e sushumna (la spina dorsale profonda) è un soffermarsi assaporando; con il movimento dato solo dalla sfumatura del passaggio da uno all’altro. Perché tra l’estro del secondo e l’ardore del terzo chakra ci sono miriadi di sfumature, e ogni giorno, situazione e luogo ne muta la percezione

È una costante ricerca del baricentro fra tutte le percezioni esterne-interne, un bilanciare il sentire dentro con le porte battenti, i fischi del vento, gli odori inaspettati. Un gustare nuovo che non si sofferma più sulle papille ma cerca le qualità energetiche dei cibi andando oltre le categorizzazioni (come i tre guna), arrivando alle sfumature che possono rendere un cibo tamasico adatto a me in quel momento, per quella situazione. È un continuo ascoltare la reazione dell’energia, rapportandomi ai centri nevralgici di ciascuna attività corporea mediante il piano energetico; soffermandomi al nodo attorno cui ruota ciascuno di essi, per penetrarvi in profondità fino a trovarne il centro, l’origine stessa dello stato di coscienza di cui è messaggero. E per fare questo c’è bisogno di scavare con volontà, passando da esercizi più fisici e man mano trasferire l’attenzione al flusso per poi concentrarsi su uno o più chakra.

Già perché quando la mia concentrazione è più elevata mi sembra di cogliere anche una risonanza fra essi. Come una connessione diretta tra quei due poli su cui verte la mia attenzione. Le qualità del cuore a risvegliare e dirigere le fiamme del terzo chakra e al contempo la focosità di questo a trasmutare un sentimento rendendolo sempre più puro. Ma questo, va detto, richiede davvero concentrazione, in quanto è come scindere la mente in due parti cercando un equilibro (o imponendo uno squilibrio) nel sentire senza cadere nella trappola della mente. Poiché quando si cerca di andare dentro utilizzando la mente il rischio è quello di confondere percezioni con visualizzazioni (o, nella loro forma più sottile, con astrazioni di pensiero).

Un altro aspetto interessante del portare energia nei chakra, è e una lenta pulsazione che avvolge le membra in un bozzolo di protezione, un bozzolo che riduce gli effetti degli agenti esteriori, delimitando la mia sensibilità verso l’esterno. Col ripetersi di questa sensazione mi sono ritornate in mente le parole di Jayadev durante le fasi di ascolto immobile degli esercizi di ricarica, parole che mi esortavano a soffermarmi sul sentire questo particolare effetto degli ER. Personalmente considero questo come il primo passo di sviluppo del magnetismo.

Il magnetismo del prana ha le stesse caratteristiche dell’elettromagnetismo, maggiore è l’energia che scorre dentro, maggiore sarà il magnetismo creato. Stringendo sempre più il campo d’azione, comprimendo il flusso in uno spazio sempre più stretto, mi accorgo di come l’energia stessa si assottigli. Ma sviluppare magnetismo utilizzando la logica richiede il destreggiarsi in molteplici variabili, troppe per le limitate capacità della mente cosciente. In tal senso le parole di Swami Kriyananda sono state un prezioso aiuto per uscire da questo impasse.

 “Nell’attirare la vera guida interiore si deve comprendere come l’intuizione è uno stato di consapevolezza fluido, in continua evoluzione, che si adatta costantemente per venire incontro alle esigenze del momento. È un flusso sottile, che deve essere seguito nello stesso modo in cui un surfista cavalca l’onda.”

Le mie prime pratiche cominciarono proprio così, adattando fin da subito la sadhana al mio proprio sentire. Utilizzavo una ferrea disciplina che mi portava a praticare gli ER per lunghi periodi, prolungando il più possibile l’inspirazione con fortissime tensioni, e riequilibrando con una lunga espirazione di rilassamento e ascolto. In questo modo riuscii sempre più a sviluppare il magnetismo per lunghi periodi di meditazione, senza però rendermi conto di quale catena mi si stesse legando addosso.

Il respiro era la leva con cui mettevo in moto il meccanismo della sadhana senza più riuscire a staccarmene. Di fatto le mie meditazioni erano sempre basate su lunghe respirazioni prima e durante la pratica. E questo è il motivo per cui non riuscivo a muovere l’energia come volevo, perdendomi in molteplici visualizzazioni dalla grande complessità, preda dei lambicchi della mente. Mi resi quindi conto di come quelle pratiche permettessero una sperimentazione dell’energia solo a livello superficiale, risultando di fatto un ostacolo per stati profondi di percezione. Il magnetismo è la chiave, questo effetto che nel comprimere l’energia genera un’aura attorno a noi che si estende oltre i limiti del corpo.

Il Maestro illustra le sue dinamiche ampliando il motto degli ER in:

“più forte la volontà, più forte il flusso di energia; e più forte il flusso d’energia, più forte il magnetismo.”

Questo, chiarisce Swamiji nel suo libro Raja Yoga, è il misterioso circolo magico a cui si rifanno miti e leggende. Così come la magia è una manifestazione esteriore del controllo di energia e elementi, così la fortuna e la capacità di ammaliare deriva dal magnetismo. Infatti Maestri chiariscono che maggiore è il magnetismo determina la nostra protezione dagli effetti karmici e la capacità di attirare a noi ciò che desideriamo, tutto ciò che desideriamo, sia esso dharmico o adhamrico (contrario alla volontà divina). Il magnetismo è un effetto legato a tutti i chakra e all’intera spina dorsale astrale, tuttavia la mia impressione è che il quinto chakra (calma e espansione) sia quello che lo amplifica.

Se infatti il quarto chakra (cuore) è quello che trasmuta l’energia cosmica in diversi tipi di prana diffondendolo in tutto il corpo, parrebbe piuttosto logico che il chakra successivo svolga una funzione di argine alla diffusione fisica e ampliamento di quella energetica, difatti sappiamo che le emozioni turbolente del cuore vanno elevate in sentimenti calmi attraverso il quinto chakra (gola). Volendo andare oltre il movimento, oltre lo scorrere del prana nel corpo, sento che il passo successivo è lo sviluppo del magnetismo. E del resto il Maestro stesso ha chiarito che lo scopo principale dei Kriya è aumentare il magnetismo della sushumna spezzando la catena che ci lega al respiro e a tutte le attività del nostro corpo fisico. Difatti un gurubai che ha avuto l’esperienza del non-respiro mi ha rivelato che solo nel momento in cui il cuore si ferma possiamo dire di essere davvero dentro la sushumna.

Più scendo nella valutazione della mia sadhana più scopro quanto sia importante lasciar fluire seguendo i bisbigli dell’intuizione. Più approfondisco è più tutte le percezioni divengono strumenti per un nuovo passo, una nuova identificazione di me stesso. È sottile, e a volte l’ego lo rende scivolo, perché ci vuole il coraggio di tentare e il buon senso per scindere verità da immaginazione.

Ma il sentiero è tracciato e la chiave è la devozione verso chi ha già raggiunto l’unione col divino, la chiave è affidarsi a un qualcosa di più grande che guidi la nostra mente nella giusta direzione. Ma bisogna tentare, e non temere di sbagliare, fino a che

“Se si continua ad agire secondo la guida, si raggiunge il punto in cui si userà sempre l’intuizione, forse persino senza esserne consapevoli.”

Il Maestro esorta a coltivare la saggezza per imparare ad amare la bellezza. Resta sempre una questione di equilibrio, e quanto detto e tutte le mie riflessioni vanno sempre più prese con il beneficio del dubbio man mano che si scende nel sottile. In generale vale la regola che un più elevato stato di coscienza porta ad una maggiore sensazione di calma e espansione, in caso contrario è probabile ci sia dietro la mente a tessere menzogne.

E ogni volta che mi sorge un dubbio ricordo che

“la mente è un ottimo servitore, ma un pessimo padrone”.

Per questo, in ogni pratica di questo 2021 mi sto impegnando a sentire più che a capire, cercando di non rendere questo sentire un desiderio o uno scopo; poiché il mio scopo è andare oltre, non fermarmi su piacevoli sensazioni. E quindi questo è il mio metodo. Potete provarci se volete, ma richiede creatività e la perseverante ricerca di un ascolto silenzioso.

Le pratiche ci portano sempre più in profondità, l’evoluzione del Kriya mi dirige sempre più in quella direzione. E anche per chi non lo ha, può sempre usare i pranayama e l’Hong-So. Le mie prime esperienze sono venute attraverso lunghe pratiche di queste due tecniche. L’ascolto e la concentrazione come base di partenza strettamente intrecciate alla gratitudine per i doni e la grazia concessasi da Dio e dai Maestri.

E ricorda:

 “[…] se hai un atteggiamento coraggioso, ti accorgerai che, anche se all’inizio non hai scelto la linea d’azione migliore, con l’andare del tempo la guida diventerà più chiara. Forse alla fine capirai che, pur essendo partito nella direzione sbagliata, il risultato è stato di gran lunga migliore che se tu avessi cominciato nel modo giusto fin dall’inizio.” 

 

 

 

 

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