Educare alla vita – Intervista a Premjyoti

YOGANANDA 100: Educare alla Vita

Un metodo educativo per una nuova forma di successo, dove la valutazione è data dalla gentilezza, l’accoglienza, la pace.

di Shraddha Giulia Calligaro

Yogi si nasce o si diventa? Una bella domanda, a cui la filosofia indiana darebbe delle risposte che pescano in vite passate. Ma una cosa è certa ad Ananda, il sentiero fondato da Swami Kriyananda sugli insegnamenti del grande Maestro indiano Paramhansa Yogananda, e cioè che con i valori yogici si può crescere, ed entrare in uno stile di vita che va ben oltre i momenti specifici di pratica. Con la convinzione di mettere i semi di questi valori già nell’educazione dei ragazzi, nel 1917 Yogananda aveva aperto un ashram e una scuola in cui si insegnava proprio il “come vivere” ai fanciulli, rendendo disponibili gli insegnamenti del Kriya Yoga. Fu poi Kriyananda a dar seguito al seme piantato dal suo Maestro, arrivato in Occidente esattamente 100 anni fa, favorendo la nascita di un vero e proprio metodo educativo chiamato “Educare alla Vita”: nome parlante, per intendere una nuova forma di successo, che ha l’esistenza intera come proprio campo d’azione e non la sola carriera. Ne parliamo con Premjyoti Zandra Mantilla, coordinatrice del progetto per Ananda Europa, sotto una pergola assolata, in una casa in mezzo ai colli di Assisi e al profumo delle ginestre, da cui ha fatto proseguire, con il resto dello staff di EAV, le attività anche durante il lockdown per il Covid-19.

Quali furono precisamente le indicazioni che lasciò Yogananda in merito all’educazione?

Come si legge in Autobiografia di uno Yogi, dove Yogananda racconta l’esperienza di Ranchi, la sua idea era quella di un’educazione che aiutasse il bambino a sviluppare tutte le sue parti: non solo il corpo, non solo la mente. Il metodo Yogoda (oggi li chiamiamo Esercizi di Ricarica, ndr) lo creò proprio per i ragazzi, affinché avessero il dominio di tutte le loro energie. Erano gli anni appena precedenti al suo arrivo in America dove avrebbe proseguito il suo progetto, e sappiamo che aveva in mente di aprire delle scuole, l’Occidente però allora non era ancora pronto.

Swami Kriyananda come raccolse il testimone del suo Maestro?

Quando in California, nella terra che poi diverrà Ananda Village – la prima delle comunità di fratellanza da lui fondate sempre seguendo le ispirazioni del suo Maestro – iniziarono ad arrivare residenti stabili, si pose il problema dell’educazione dei bambini. Tra coloro che si stabilirono c’era Nitai Micheal Deranja, un insegnante della scuola pubblica americana: a lui Swami diede il compito di studiare tutto il materiale su questo tema lasciato da Yogananda e di capire come lo si poteva applicare. Così, in un ex pollaio, nacque la prima esperienza di Educare alla Vita (Living Wisdom) con 7 bambini. Swami dava gli imput, Nitai un po’ alla volta espandeva il metodo.

Quali sono le caratteristiche del metodo Educare alla Vita?

Innanzi tutto EaV è un progetto educativo di sostegno parentale, e l’obiettivo è la maturità, intesa come capacità di rapportarsi in modo adeguato al mondo intorno a sé. Quindi diventa fondamentale porre l’attenzione sul mondo interno per trovare armonia all’esterno. EaV propone strumenti che aiutino il bambino a sentire il beneficio dell’essere meno ego-centrato e più nell’apertura verso l’altro. Ovvero il passaggio da un senso di maggiore pesantezza a uno di maggiore leggerezza. Un altro elemento importante del metodo è la visione delle diverse fasi di sviluppo del bambino o ragazzo. Questo è lo schema riassuntivo e innovativo con cui individuiamo le diverse aree da sviluppare: da 0 a 6 anni c’è la fase del corpo, da 6 a 12 quella del sentimento, da 12 a 18 la volontà, siamo infatti nella piena adolescenza e iniziano le prove di coraggio; infine da 18 a 24 c’è la fase dell’intelletto. Nella scuola “classica”, come sappiamo, si dà prevalentemente attenzione all’intelletto. Ogni bambino ha uno strumento di maturità, così si chiamano, predominante: corpo, sentimento, volontà o intelletto, e in EaV lo consideriamo per utilizzarlo come elemento di motivazione e per crescere gli altri strumenti più carenti. Il tutto visto nel complesso del gruppo, che funge anche questo da educatore attraverso il nutrimento delle relazioni, che per noi significano classi al massimo di 12/14 bambini.

Quali sono le tappe educative coperte da EaV e quali le materie speciali di insegnamento?

In America sono arrivati fino al liceo, in Europa eravamo arrivati fino all’età delle medie, e ora abbiamo iniziato di nuovo dai 3 agli 8 anni. Tutti i bambini e i ragazzi di ogni livello fanno yoga e meditazione, naturalmente calibrata sull’età, in forma di gioco e piccoli esercizi di concentrazione molto efficaci come strumenti di autonomia nell’espressione emotiva dei bimbi. Il progetto include anche l’esplorazione attiva dei valori universali: la lealtà, la generosità, la gratitudine, l’accoglienza eccetera. Non vengono insegnati teoricamente, ma attraverso l’esperienza: quando accade qualcosa se ne parla e i bambini, anche i più piccoli, ne colgono il beneficio, e il ricordo positivo di quel valore fa sì che ne facciano tesoro.

E le materie tradizionali?

Gli obiettivi didattici della scuola pubblica ovviamente li teniamo presenti e li raggiungiamo, ma per altre vie. I nostri ragazzi e bambini fanno ogni anno un esame alla scuola pubblica per verificare i contenuti e vanno sempre serenamente bene. Per noi, più che le lezioni frontali, sono importanti le strade per cui arriviamo alla meta: quindi la capacità di ascoltare, l’autonomia, la motivazione personale, il divertimento. Consideriamo chi ha bisogno di più tempo per imparare qualcosa, o ha nascosto un suo talento unico che va scoperto. EaV parte dalle risorse per sviluppare l’autostima e il senso profondo del Sé, da qui poi tutto il resto è possibile.

E come reagiscono i ragazzi?

Faccio un esempio. Un bambino che partecipa a EaV ha visto i genitori litigare. Ha fermato la discussione e ha invitato il padre ad ascoltare il suo cuore e a respirare. Alcuni bambini chiedono di avere in casa “l’angolo della calma”, che abbiamo in tutte le classi di EaV, come luogo scelto dai bimbi, mai imposto. E soprattutto, dopo 45 anni di questo metodo, avendo visto ormai generazioni uscire dalle nostre realtà educative ed entrare nella vita, abbiamo osservato che hanno criteri di valutazione diversi delle loro esperienze: il successo è imparare da ciò che la vita porta, anche dalle sfide, non si intende che le cose vadano sempre al massimo: le sfide sono opportunità. Se vogliamo dare una risposta più tecnica, in genere si trovano benissimo negli studi ulteriori, e anche nell’inserimento professionale, al quale arrivano con entusiasmo e chiarezza.

Quante sedi di EaV esistono oggi?

In America molte: in California, in Nevada, a Palo alto, a Seattle, a Portland. In Slovenia ce ne sono 2, in India è in grande espansione. In Italia ci siamo noi, vicino Perugia, una realtà più piccola a Orvieto e tanti altri semi che stanno germogliando.

Come hanno preso il lockdown i bambini di EaV?

Premetto che in Umbria i bambini hanno più o meno tutti la fortuna di avere un giardino. I più piccoli venivano chiamati individualmente dagli educatori ogni settimana e ricevevano video di storie o canti, che a loro piacciono molto. Per i più grandi abbiamo proseguito con l’attività online, e abbiamo cercato di movimentarla con lezioni fatte in modo cooperativo: i bambini avevano il compito di preparare qualcosa da insegnare ai compagni, e abbiamo cercato di stimolare momenti di condivisione e di dialogo, molto importanti in una situazione d’isolamento. Le lezioni da noi sorgono sulle cose che realmente emergono dai bambini e così si sentono ascoltati e coinvolti in ogni incontro. Quello che conta è l’energia: mantenerla sempre alta. Alta, calma e gioiosa. Questa credo sia un’educazione che aiuta ad affrontare in modo diverso la vita.

Se ti è piaciuto questo articolo, pensiamo che possa piacerti questo libro https://www.anandaedizioni.it/shop/libri/bambini-e-genitori/educare-alla-vita/

Nel sito di EdV, per aiutare ad affrontare il Covid-19, esiste uno spazio in cui educatori e genitori trovano materiali (video di canti, attività, yoga), divisi per cartelle, con temi che a scuola si affrontano con i bimbi, ad esempio per accrescere il coraggio, per scegliere la felicità, per attivare le relazioni in famiglia o con gli amici a distanza. Tutto gratuito e verrà arricchito nel tempo.

www.educareallavita.org

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English translation by Sanjaya David Connolly

Education for Life – Interview with Premjyoti 

A method of education for a new type of success, in which evaluation is based on kindness, acceptance and peace.

Do you become a yogi or are you born one? A good question, to which Indian philosophy would give answers that draw on past lives. But one thing is certain at Ananda, the spiritual community founded by Swami Kriyananda and based on the teachings of the great Indian master, Paramhansa Yogananda, and it is that with yogic values you can grow and turn them into a style of life that goes far beyond  the specific moments of practice. With the intention of sowing the seeds of these values in children’s education, Yogananda, in 1917, had opened an ashram and school where the young boys were taught “how to live” and where the teachings of Kriya yoga were made available. Then Kriyananda followed on with the seed planted by his Master, who arrived in the West exactly 100 years ago, by promoting the creation of a real and proper method of education called “Education for Life”: a name clearly intending to mean a new type of success that includes one’s entire existence as a field of activity and not just one’s career. Below we talk about this, beneath a sunny pergola, in a house in the midst of the hills of Assisi and with the scent of the broom, with Premjyoti Zandra Mantilla, coordinator of the project for Ananda Europa, who, together with the rest of the staff of EFL, continued the activities of the school even during the lockdown due to Covid-19.

What exactly were the directions left by Yogananda with regard to education?

As we read in the Autobiography of a Yogi, in which Yogananda recounts the experience of Ranchi, his idea was that of an education which would help the child to develop in all aspects: not just the body and mind. The method known as Yogoda (today called the Energization Exercises, ed. note) was created by him particularly for the young boys, so that they might have control over all their energy. These were the years just prior to his arrival in America where he wanted to continue his project, and we know that he had in mind to open schools, but the West was not yet ready.

How did Swami Kriyananda take up his Master’s proposals?

When in California, on the land that would later become Ananda Village – the first of the brotherhood communities he founded always in accordance with his master’s inspiration – permanent residents began to arrive, the question arose concerning the education of the children. Among those who settled there was Nitai Michael Deranja, an American public school teacher: it was to him that Swami assigned the task of studying all the material on the topic left by Yogananda and of deciding how it might be applied. And so, in a former hen-coop, the first experience of Education for Life (Living Wisdom) with 7 children came into being. Swami would give the input, while Nitai would expand the method a little at a time.

What are the characteristics of the “Education for Life” method?

First of all, EfL is a parentally-sustained educational project and the objective is maturity, understood as the ability to relate in a suitable way to the world around you. So it becomes fundamental to turn the attention to the inner world in order to find harmony outwardly. EfL proposes tools that can help the child to feel the benefit of being less ego-centered and more open toward others. In other words, the passing from a sense of greater heaviness to one of greater lightness. Another important element in this method is the view of the various phases in the development of the infant or child. Here, in summary form, is the innovative model by which we separate the various areas of development: from 0 to 6 years is the phase of the body, from 6 to 12 that of the emotions, from 12 to 18 that of the will-power, where we are in full adolescence and the tests of courage begin; finally from 18 to 24, there is the phase of the intellect. In the “classic” school, as we know, prevalence is given to the intellect: Every child has a predominant instrument of maturity, as they are called: body, emotions, will-power or intellect, and in EFL we take it into consideration in order to use it as an element of motivation and in order to develop the other instruments that are lacking. And everything is seen in the complex of the group that also acts as an educator through the nurturing of the relations, which for us means classes of maximum 12 to 14 children.

What are the educational stages covered by EfL and what are the special subjects taught?

In America they have gone up to high school; in Europe we have gone up to middle-school, and now we have again begun from the ages of 3 to 8. All the infants and children of each level do yoga and meditation, adapted naturally to the age-group, in the form of games or little concentration exercises which are extremely effective as tools of autonomy in the children’s emotional expression. The project also includes the active exploration of universal values: loyalty, generosity, gratitude, acceptance etc. These are not taught theoretically but by experience: when something happens, it is discussed, and the children, even the smaller ones, grasp the benefit, and the positive memory of that value is that they learn from the experience.

And the traditional subjects?

Obviously we retain the didactic objectives of the public schools and arrive at them by other ways. Our children and infants take an exam every year at the public school in order to verify the contents and they always do more than well. More important for us than the normal class lessons are the ways by which we arrive at the goal; so the capacity to listen, autonomy, personal motivation, enjoyment. We take into consideration who has need of more time to learn something or has hidden a unique talent to be discovered. EfL begins from the resources in order to develop self-esteem and the profound sense of Self, from which all the rest is then possible.

And how do the children react?

Let me give an example. An infant taking part in EfL saw his parents arguing. He stopped the discussion and asked the father to listen to his heart and to breathe. Some children ask to have in the house a “calm corner”, which we have in all the EfL classes, as a place chosen by the children and never imposed. And above all, after 45 years of this method, having now seen generations leave our educational set-up and go out into life, we have observed that they have evaluative criteria different from their experience: success is learning from what life brings, also from the challenges, it doesn’t mean that things will always go perfectly: the challenges are opportunities. If I were to give a more technical response, they generally do very well in their later studies, and also in their professional placements, at which they arrive with enthusiasm and clarity.

How many EfL schools are there today?

In America, there are many: in California, Nevada, Palo Alto, Seattle, Portland. There are 2 in Slovenia and they are expanding greatly in India. In Italy, there is us, near Perugia, a smaller set-up in Orvietto and many more seeds that are now starting to germinate.

How did the children at EfL deal with the lockdown?

Let me state first that in Umbria most children have the good fortune to have a garden. The smaller ones were phoned individually by their teachers every week and received videos with stories and chants, which they like very much. For the older ones, we continued with activities online and we tried to enliven them with lessons done in a cooperative way: the children had the task of preparing something to teach their fellow pupils and we tried to stimulate moments of sharing and of dialogue, both of which are extremely important in a situation of isolation. The lessons from our part spring from the things that the children come up with and in this way they feel listened to and involved in each meeting. What counts is the energy: keeping it always high. High, calm and joyful. In my opinion this is a form of education that helps to confront life in a different way.

www.educareallavita.org

 

 

 

 

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