La scienza della meditazione, secondo Yogananda/ Yogananda’s Science of Meditation

di Jayadev Jaerschky

 100 anni fa un avatar (un Maestro nato già illuminato e liberato) arrivò sulle sponde occidentali: si trattava di Swami Yogananda, come era chiamato allora. Nessuno conosceva questo strano uomo indiano di pelle scura. Nessuno conosceva il suo messaggio della realizzazione del Sé, i mantra, i pranayama, l’assenza di respiro e l’unione con Dio attraverso le tecniche yoga. Nessuno aveva mai sentito parlare del Kriya Yoga.

Egli portò un concetto rivoluzionario e allo stesso tempo antico a tutti i sinceri ricercatori spirituali: Dio deve essere trovato dentro di noi. Di solito preghiamo all’esterno, a un’entità esteriore, al “Padre nei cieli” o alla “Madre Divina”. E questo non è un errore: Dio, ha sottolineato Yogananda, è una Coscienza onnipresente, ed è ovunque, proprio come il succo d’arancia si trova ovunque in un’arancia. Lo si può pregare in molti modi, visualizzando molte forme e concetti diversi.

In altre parole: possiamo liberamente pregare quella Realtà onnipresente esteriore, possiamo invocarla, e persino ricevere miracoli, risposte e la guida da essa. Possiamo anche diventare un canale benedetto per questa Realtà divina. Ma se vogliamo veramente vedere quella Presenza divina, sperimentarla, unirci ad essa, allora dobbiamo seguire il sentiero mistico: andare dentro. Per questo Yogananda ha insegnato agli occidentali ad affermare:

“Cercherò il regno di Dio nella gioia
che proviene dalla costante, lunga, profonda, ininterrotta meditazione.
Cercherò coscienziosamente di contattare Dio dentro di me,
e non mi accontenterò delle piccole ispirazioni immaginarie
che scaturiscono da brevi, irrequieti silenzi”.

Una preghiera da lui raccomandata:

“Insegnami a contemplare il Tuo volto
nello specchio della mia quiete interiore”.

E con quella visione interiore, troviamo ovunque la stessa Presenza:

“TrovandoTi in me,
Ti troverò anche fuori di me,
in tutte le persone e circostanze”.

Cerchiamo di capire un po’ meglio questo concetto: per trovare Dio, o Coscienza onnipresente, è necessario uscire dalla superficie materiale della vita ed entrare nella sua sottile profondità. Ma non è possibile entrare nella profondità di un fiore, ad esempio, perché non è lì che siamo. Possiamo solo entrare nella profondità dove siamo ora: nel nostro corpo.

Come raggiungere questa profondità interiore? La risposta è: attraverso il silenzio, o come dice Yogananda, “il silenzio risvegliato“. L’immobilità è necessaria, a tutti i livelli, per raggiungere un’acuta e profonda consapevolezza interiore. Il silenzio è il compito della meditazione. Ecco perché Yogananda ha spiegato ai suoi ascoltatori:

“Dove il movimento cessa,
Dio comincia”.

Era un suo insegnamento speciale, originale e unico, tutto questo? Certo che no. È l’essenza stessa dell’antico sistema yoga: “Yogas chitta vritti nirodha”, che significa che tutti i vortici nel nostro cuore e nella nostra coscienza devono essere fermati (neutralizzati) per raggiungere l’unione (yoga) con l’Infinito. Yogananda quindi disse ai suoi studenti occidentali:

“Il silenzio è
l’altare dello Spirito”.

È lo stesso messaggio che gli yogi illuminati in India hanno insegnato per millenni. Allo stesso modo, i mistici di tutte le religioni hanno conosciuto quel percorso del silenzio interiore. Cristiani, sufi, buddisti, ebrei, tutti lo hanno conosciuto. Nella dimensione interiore le religioni si incontrano. Solo all’esterno sono tanto lontane. La specialità dello yoga è che offre tecniche efficaci che ci aiutano ad entrare in quel silenzio. Entrarci non è mai facile, anche con queste tecniche, anche per i meditatori esperti.

Ma almeno diventa più facile se impariamo una corretta postura del corpo; come praticare esercizi di respirazione; se applichiamo mantra potenti che tranquillizzano la nostra mente sempre inquieta. Diventa anche molto più facile se impariamo tecniche come la concentrazione sull’occhio spirituale. La spiritualità è infatti un metodo, una scienza, ha spiegato Yogananda, chiamandola “la scienza della religione”. Tuttavia, fortunatamente non abbiamo bisogno di far parte di nessuna religione formale, per applicare questa scienza. (Possiamo farne parte, ma non è necessario).

In ogni caso, gli occidentali di 100 anni fa si stupivano nel sentire che lo yoga e la meditazione sono una scienza: funzionano sempre e per tutti. I mantra funzionano. Il pranayama funziona. Osservare il respiro funziona. Guardare verso l’alto funziona. Ed è la stessa scienza anche oggi, per te e per me. Per essere precisi: Yogananda ha insegnato la tecnica Hong-So per applicare questa antica scienza interiore del silenzio. Non è la sua tecnica, ma è un metodo sacro e antico, conosciuto nelle Scritture indiane per millenni come la “tecnica Hamsa“. Se vuoi saperne di più su questa tecnica, leggi La meditazione di Yogananda, pubblicato da Ananda Edizioni (https://www.anandaedizioni.it/shop/libri/yoga-e-meditazione-1/la-meditazione-di-yogananda/)

Sei pronto a provare questa scienza? Non sarà facile, diciamocelo, non lo è per quasi nessuno. Ma anche solo un piccolo successo nel calmare la mente e nell’andare dentro ti porterà benefici meravigliosi. O già mediti regolarmente? Allora mi auguro che l’antica “meditazione di Yogananda” (o la tua tecnica) ti porti profondamente nel silenzio interiore. Ti porterà alla gioia più grande possibile, poiché Dio è una realtà di pura beatitudine.

Dio è la beatitudine sempre nuova”: anche questo è un messaggio sorprendente e meraviglioso di Yogananda per le nostre orecchie occidentali. Non è vero?

Quasi tutte le citazioni di questo articolo sono tratte da Meditazioni metafisiche, Ananda Edizioni (https://www.anandaedizioni.it/shop/libri/affermazioni-scientifiche-di-guarigione-meditazioni-metafisiche-di-paramhansa-yogananda/)

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English readers

Yogananda 100

Yogananda’s Science of Meditation

by Jayadev Jaerschky

100 years ago an avatar (a Master born already enlightened and liberated) arrived on our Western shores: Swami Yogananda, as he was known then. Nobody knew this strange and dark-faced man from India. Nor did anyone know his message of Self-realization, mantra, pranayama, breathlessness, and union with God through yoga techniques. Nobody had certainly ever heard of Kriya Yoga.

He brought a revolutionary and at the same time ancient concept to all sincere spiritual seekers: God must be found inside of us. We usually pray outside, to an outer entity, to the “Father in Heaven” or “Divine Mother”. Nor is this a mistake: God, Yogananda pointed out, is an omnipresent Consciousness, and is everywhere, just like the orange juice is everywhere in an orange. We can pray to him in many ways, visualizing countless different forms and concepts.

In other words, we can indeed freely pray to that Omnipresent Reality, we can invoke it, and even receive miracles, answers, and guidance from it. We can also become a blessed channel for it. But if we want to truly see that divine Presence, to experience it, to unite with it, then we need to follow the mystical path: going within. Therefore Yogananda taught Westerners to affirm:

“I will seek the kingdom of God in the joy

coming from constant, long, deep, continuous meditation.

I will conscientiously seek to contact God within,

and will not be satisfied with the little imaginary inspirations

that come from short, restless silences.”

 

A prayer he recommended is:

‘Teach me to behold Thy face

in the mirror of my stillness within.”

And with that inner vision, we find that same Presence everywhere:

“Finding Thee within,

I shall find Thee without,

in all people and all conditions.”

Let’s try to understand this concept a little better: to find God, or Omnipresent Consciousness, we need to leave the material surface of life and enter into its subtle depth.

However, it is impossible for us to go into the depth of, say, a flower, because that is not where we are. We can only get into the depth where we are right now: in our body. How to reach the inner depth? The answer is: through silence, or as Yogananda put it, “awakened silence”. Motionlessness is needed, on all levels, to achieve an acute inward awareness of our inner depth. This is the task of meditation. For this reason Yogananda taught his listeners:

“Where motion ceases,

God begins.”

Was that his own special, original, and unique teaching? Of course not. It is the very essence of the ancient yoga system: “Yogas chitta vritti nirodha”, which means that all vortexes in our heart and consciousness must be stopped (neutralized) to achieve union (yoga) with the Infinite. Yogananda told his Western students:

“Silence is

the altar of Spirit.”

It is the very same message which enlightened yogis in India have taught for millennia. Similarly, mystics of all religions have known that pathway of the inner silence. Christians, Sufis, Buddhists, Jews, all have known it. Inside all these religions meet. Outwardly they are far apart. The speciality of yoga is that it offers effective techniques which help us to enter into that silence. This task is never easy, even with these techniques, even for experienced meditators.

But at least it becomes much easier if we learn a correct body posture; how to practice breathing exercises; powerful mantras which quiet our ever-restless mind. It also becomes much easier if we learn techniques like concentrating on the spiritual eye.  Spirituality in fact is a method, a science, Yogananda explained, calling it “the science of religion”. However, fortunately we don’t need to be part of any formal religion, to apply that science. (We can be, but don’t need to be).

At any rate, Westerners a 100 years ago were astonished to hear that yoga and meditation are a science: they work always, for everyone. Mantras work. Pranayama works. Observing the breath works. Looking upward works. It is the same science even today.

To be precise: Yogananda taught the Hong-Sau technique to apply this ancient inner science of silence. It isn’t his technique, but is a sacred and ancient method, known in the Indian Scriptures for millennia as the “Hamsa-technique”. If you want to find out more about this technique, please read The Meditation of Yogananda, soon to be published by Ananda Edizioni.

Are you ready to try this science? It won’t be easy, unfortunately: meditation isn’t for most people. But even a little success in calming the mind and going within will bring marvellous benefits. Or do you already meditate regularly? Then may the “Meditation of Yogananda” (or your own technique) take you deeply into the inner silence. It takes us to the greatest possible joy, as God is a reality of pure bliss.

“God is ever-new bliss”:  that too is a surprising message of Yogananda for our Western ears. Isn’t it?

Almost all quotes of this article are taken from Metaphysical Meditations, original version

 

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